Marzio Sisti. Medico Covid 19:I TEST RAPIDI ANTIGENICI. QUANTO SONO “AFFIDABILI”?

L’andamento tipico dell’infezione da SARS-CoV2 è caratterizzato, dal momento del contagio, da un breve periodo di incubazione (circa 4-6 giorni in media), da una fase sintomatica di circa 10-15 giorni e da una guarigione (o dalla morte se, nel frattempo, sono intervenute problematiche cliniche gravi).

Dal punto di vista virologico, il virus inizia ad essere reperibile nelle prime vie aeree da 2 a 5 giorni dopo il contagio, durare nelle prime vie respiratorie per circa 10-15 giorni con un progressivo calare della replicazione virale man mano che nasce e cresce la risposta immunitaria.

La risposta immunitaria inizia dopo 7-10 giorni, vede aumentare la concentrazione degli anticorpi che vanno a bloccare le particelle virali fino alla loro eliminazione.

Da questa descrizione risulta che il nuovo Coronavirus si comporta, più o meno, come tanti altri virus.

Queste nozioni possono essere utili a capire e migliorare le azioni di contenimento.

Il grafico 1 dimostra come la carica virale, all’arrivo degli anticorpi, tende a calare rapidamente e che già dopo 15 giorni (dal momento del contagio) è su valori bassi, cioè oltre i 30 Ct.

Cosa è il Ct?

Ct (cycle threshold) è definita come il numero di cicli di amplificazione necessari affinché il segnale del RNA virale venga percepito dal sistema di analisi.

I livelli di Ct sono inversamente proporzionali alla quantità di acido nucleico virale nel campione biologico (ovvero più basso è il livello di Ct, maggiore è la quantità di acido nucleico target nel campione).

Ct <29 sono reazioni positive indicative di abbondante acido nucleico nel campione

Ct di 30-35 sono reazioni positive indicative di quantità moderate di acido nucleico

Ct di 35-40 sono reazioni deboli indicative di quantità minime di acido nucleico bersaglio.

Pur se non c’è unanime accordo su quale sia la soglia sopra e sotto la quale si è contagiosi o non contagiosi, è indubbio che ad una minor carica virale corrisponde una minor contagiosità. 

Nel grafico 2 si vede come la capacità infettante (e, quindi, probabilmente, contagiante, espressa come capacità di fare infezione in culture cellulari)) del virus dipende in modo diretto con la carica virale (“viral load”) espressa come Ct.

E qui arriviamo ai test rapidi antigenici, quindi NON di biologia molecolare, in grado di rilevare l’antigene di superfice (come parte della proteina S-Spike) i quali hanno una sensibilità (cioè la capacità di rilevare il virus quando presente ) che è fortemente dipendente dalla carica virale stessa. 

Fermo restando che la “performance” di ogni test antigenico dipende anche da come viene prodotto (non tutti i kit delle varie ditte sono equivalenti, anzi ci possono essere diversità molto ampie), possiamo dire che la sensibilità è fino al 90-95% per cariche elevate (Ct inferiore a 25) attorno al 80-85% per cariche intermedie (Ct tra 30-35) e del 70% per cariche più basse ancora (Ct sopra i 35).

In parole povere, i test rapidi antigenici sono in grado di rilevare molto bene i soggetti positivi con alte cariche virali e, quindi, più contagiosi , soprattutto nelle fasi inziali dell’infezione, mentre sono poco efficaci per trovare i soggetti con cariche virali basse, quindi poco contagianti e con infezione “vecchia”.

Purtroppo, a tutt’oggi, non sappiamo esattamente quale sia la soglia di infettività e contagiosità. 

Da vari studi, fino al 3-5% di soggetti con cariche virali molto basse (Ct > 35) manifestano virus in grado di riprodursi in colture cellulari e, quindi, da ritenersi contagiosi.

Dove sono utili i test rapidi antigenici?

Sicuramente in quelle condizioni dove il criterio della velocità e dei grossi numeri è preponderante , come le scuole, i controlli alla frontiera, i controlli sui luoghi di lavoro.

Probabilmente, nelle situazioni dove un falso negativo sarebbe più deleterio, come gli ambienti sanitari  e le residenze per anziani, è ancora meglio utilizzare i test di biologia molecolare.

https://www.nature.com/articles/d41586-020-02661-2

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7427302/

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