La cucina con armadietti giallo limone
Il televisore con il tubo catodico
l’appartamento al terzo piano in Piazza Mazzini
prima del trasloco nella nuova casa

lasciali andare

Il salotto dove hai visto, in piedi, Il corsaro nero
la camera da letto dove dipingevi
con i colori rubati a tua sorella.

Lasciali andare
il salotto pieno la domenica, la zia che aspetta ansiosa
dai nipoti distratti i complimenti
sui cannelloni ripieni che cucinò con amore.
Zia Elisa, che ti raccontò quanto era sola
“a volte vorrei abbracciare la bombola d’ossigeno”
solo cinque anni dopo.

Per non parlare degli amici e dei nemici incontrati.
Se li posassi su un quadrato di terra
comporrebbero il popolo di una città.

Gli oggetti, dal grande al piccolo. L’intera scuderia.
Le pettinature. Le grucce degli abiti
Gli specchi, quelli rotti e quelli che si sono conservati.

Tutti gli amori, anche gli insignificanti
I più pestiferi. Gli orgogliosi.
Fanno radici, crescono sottoterra.

Non fai sbiadire nulla:
i tradimenti, il sentimento dell’assurdo, le stanchezze, il tempo perso.

Ricordi ogni insegnante.
Le voci non riposano, continuano ad andare
come il disco di vinile rotto, e invece
lasciali andare, lasciali macinare come farina grossa
che diventa lieve, poi vapore
alla fine scompare.
Lasciali andare.

(Patrizia Caffiero)