Racconti: LA TENEBRA; LA LUCE, Vittorio Zingone

LA TENEBRA; LA LUCE   

Vicendevole è la sopraffazione del giorno sulla notte, della notte sul giorno; luce e tenebra ballano negli spazi la danza della diacronica  vittoria.   

Suggestiva è la danza della luce sotto gli occhi ammiratori di infinite creature viventi e non viventi.   

Varia la danza secondo le stagioni: or fra prati verdi e fiori che profuman l’aria, ora su frumenti ondeggianti al lieve vento, ora fra le fronde degli alberi cariche di frutti,  il tutto allietato di rondini e farfalle, di api ed allodole…; ora su maggesi griglie coperte di foglie variopinte che spoglia ai rami il vento;  ora su monti sommersi da nevi e vallate avvolte in mattutine nebbie, e sempre nel cielo sia esso assembrato di nuvole, sia esso immoto nelle sue immense cavità azzurre solcate da voli di variegati uccelli.   

Suggestiva e magica è la danza che intesse la notte nelle segrete profondità degli spaziosi cieli.   

Vela le pupille a tutte le creature e si lascia ammirare nelle profonde angosce, nei segreti timori che stilla nello spirito.   

Una danzatrice silenziosa che solo a volte parla con la voce del tuono, della tempesta, dell’invisibil vento.   

Nelle notti di stelle intuiscono le creature le sue armonie silenziose e qualche uccello audace prorompe in dolcissime melodie ad accompagnare i passi suoi di danza.   

Passa sulle corolle dei fiori, passa sui prati specchiandosi nelle mille e mille perline lucenti che ricamano gli steli, le foglie, le zolle erbose…   nei sogni umani  ancor danza la ballerina che il mondo ricopre con i suoi neri  veli.   

Un balenio di cupe ombre, di leggiadre ombre: un gioco silenzioso in cui vince la luce o la notturna tenebra ancor vince.