Cari amici di Alessandria Today, con grande piacere vi segnalo un bravo autore edito da Catartica. Il suo nome è Vincenzo Elviretti e il libro che ha scritto di chiama: “Il vento – racconto di una canzone”. A me personalmente è piaciuto molto, ma andiamo a conoscere meglio Vincenzo…

Chi sei? Presentati ai nostri lettori. Sono un uomo abbastanza riservato nella vita di tutti i giorni. Svolgo un lavoro impiegatizio a contatto con il pubblico, cosa anche abbastanza rischiosa di questi tempi di pandemia. Sono fortunato ad avere delle passioni profonde, tra cui la scrittura e la musica, che mi spingono a uscir fuori ogni tanto dal guscio protettivo delle abitudini e delle routine. Da bambino mi sarebbe piaciuto fare l’atleta ma fumo da più di venticinque anni e non ne ho nemmeno quaranta.

Parlaci del tu libro. La storia ruota attorno a Fabietto, il protagonista, cantante in una rock band dalle fortune alterne. Il raggio di azione del gruppo è provinciale, riescono a organizzare concerti in qualche pub nei mesi freddi, a suonare per qualche sagra e festa rionale d’estate. Incidono anche qualche canzone originale, ascoltata perlopiù da amici e parenti. La svolta, inaspettata, arriva tragicamente: il testo di una vecchia canzone di Fabietto e soci viene ritrovato scritta sul pavimento del luogo del delitto del datore di lavoro di Fabietto. Per tirare a campare il nostro, infatti, si arrangia a consegnar pizze a domicilio: uno speedy pizza, un rider come contemporaneamente denominati. Il chiacchiericcio paesano in breve tempo lo reputa come moralmente coinvolto con il fattaccio e Fabietto reagirà al contesto chiudendosi a riccio ma trovando rifugio in amici che non chiedono chi sei e cosa fai: i libri. La vicenda si trasforma inaspettatamente in opportunità. Infatti, la canzone “Il vento”, quella appunto associata all’omicidio, comincia a essere passate dalle radio locali prima e da quelle nazionali poi. La band ha l’occasione per riscattarsi e farsi largo nel mondo della musica.

Quanto hai attinto alla tua realtà per scriverlo? Molto per quanto riguarda l’ambientazione cioè Bellegra che è il paese in cui sono cresciuto. Molto per quanto riguarda le vicende musicali in quanto sono un musicista e nel corso della mia gioventù ho fatto parte di diverse rock band, e tuttora sono impegnato in un progetto musicale con un paio di amici. Poco per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi perché riferirmi a persone reali sarebbe stato poco delicato in quanto facilmente riconoscibili in un contesto paesano.

Qual è il messaggio celato al suo interno? È una questione di cui francamente non mi sono curato più di tanto. Mi piace scrivere per narrare, inventare, raccontare storie, e mi concentro essenzialmente su questo aspetto. Se c’è un messaggio vien da sé, anche inconsapevolmente credo, basta dare un’anima a quel che si scrive. Comunque se dovessi, a posteriori, attribuirne uno a questo libro potrebbe essere che si è al centro del mondo in qualsiasi luogo, le cose accadono ovunque, sta a noi trovare una dimensione adatta.

Come sta andando? Il libro è uscito più di un anno fa. La maggior parte dei testi pubblicati dopo questo lasso di tempo sono già morti e sepolti. Con “Il Vento” ci sono state delle soddisfazioni graduali che credo siano il segnale che la storia piace al lettore, che si faccia largo lentamente con quel poco di pubblicità, quasi esclusivamente social, e il classico passaparola. A livello di vendite stiamo parlando di poche centinaia di copie, numeri che comunque per essere un libro pubblicato da una piccola e indipendente casa editrice non sono male.

La musica per te possiede un potere? Certamente. Ma solo a livello individuale. A me ha cambiato la vita per esempio.

Quanto ti ha influenzato nella stesura del testo Bellegra e l’essere nato lì? A dire il vero a Bellegra, che è in provincia di Roma, ci sono cresciuto. Sono nato a Ostia e l’infanzia l’ho trascorsa nella località marina negli anni di “Amore tossico”, il film del maestro Claudio Caligari sul fenomeno della dipendenza da eroina (il mio film preferito in assoluto). A riguardo mi ricordo che da bambino in un parco pubblico mi “pungicai” a un piede con una siringa usata lasciata a terra. Data l’età ero inconsapevole dei rischi che corsi di beccarmi qualche virus tipo aids o epatiti varie. L’episodio deve essere stato un bello spavento per i miei genitori all’epoca. Per fortuna andò tutto bene. A dire il vero da qualche anno vivo a Olevano Romano, a pochi chilometri da Bellegra, dove mi sono trasferito per questioni lavorative e sentimentali. Per ritornare a Bellegra, l’essere cresciuto in una piccola realtà di paese ovviamente è condizionante tanto per la scrittura che per le cose della vita in generale, ma non in un’accezione negativa, anzi, credo che sensazioni come lo stupore siano amplificate quando poi “si esce” dal piccolo contesto, e questo vale sia per un discorso meramente fisico che per la fantasia.

Chi sono i tuoi autori di riferimento? Per gli italiani direi in primis Pier Vittorio Tondelli, alle sue letture devo l’avermi spronato a scrivere. Poi Beppe Fenoglio, Italo Calvino, Enrico Palandri, Dino Buzzati, Silvio D’Arzo, Elsa Morante, Paolo Barbaro, Pirandello, i primi libri di Oriana Fallaci, e molti altri. Questi sono i primi che mi vengono in mente. Per quanto riguarda gli stranieri Jack London, John Fante, Stephen King, Pirsig, Edgar Allan Poe, ecc.

Cosa hai ereditato da loro – se lo hai fatto. Tutto. Credo di aver ereditato il mio stile di scrittura, che è un insieme di esperienze di lettura fondamentalmente.

Se potessi vivere un giorno in un libro, quale personaggio saresti e perché? Cosimo de “Il barone rampante” di Calvino che, bambino, dopo un litigio con i genitori sale sugli alberi e non ne scende più per tutta la vita (e anziano, prima di morire, al passaggio di una mongolfiera vi si aggrappa e scompare all’orizzonte). Il perché non saprei dire di preciso, perché, perché… è un personaggio meraviglioso creato dalla fantasia di uno scrittore.

Progetti futuri? Ho dei testi già pronti. Dovrei solo trovare un po’ di tempo per affinarli e proporli per la pubblicazione. Magari anche con la mia casa editrice de Il Vento, Catartica edizioni, con la quale mi sono trovato bene.

Ti auguro di pubblicarli e di avere tanto successo Vincenzo! Grazie per il tuo tempo e buone letture/scritture!

Per acquistare il libro: https://www.catarticaedizioni.com/2019/05/il-vento-vincenzo-elviretti.html

Anna Pasquini – Alessandria Today