Un panorama post-apocalittico ho trovato questa sera uscendo dall’ufficio.
Già la zona industriale di via Toscana non aiuta, spettrale alle 19 come lo può essere una centrale elettrica in pieno blackout. La via era immersa nella nebbia e non ho incrociato anima viva, solo due macchine e un puntino rosso su quello che doveva essere il bordo della strada, vicino alla rotatoria. Superandolo, ho visto che era un monopattino nero con sopra un tizio vestito di nero. Voleva provare un brivido.
Ho guidato fino a via Martini per portare le mie borse dei bucato ad asciugare. Nonostante attraversassi un centro abitato, la nebbia non se n’è andata. Formava uno strato di caligine che agguantava case, alberi, auto, cancelli e si depositava sulla strada per renderla ancora più nuda e fredda.
L’apoteosi del mio vagare come Caronte, l’ho raggiunta sull’Inter-quartieri verso via del Novecento: i lampioni coloravano di giallo quel pulviscolo inquietante che galleggiava nell’aria, il buio del tardo pomeriggio offuscava ogni colore trasformando tutto nei toni del grigio. Le macchine erano scure oppure chiare, poche bianche, comunque sporche e viaggiavano come reietti, viaggiatori non-morti in un mondo al confine della realtà. Quando ero così vicino da vedere l’interno, scorgevo corpi dallo sguardo perso e il viso coperto dalla mascherina, come in un mondo ammorbato. Una dimensione tenebrosa in cui sopravvivere è l’unico scopo.
Non è neppure vero autunno e io già desidero la fine della primavera.

Michela Santini

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