Racconti. Federica Vanossi: Parlava un’altra lingua, non erano solo nitriti o sbuffi

Parlava un’altra lingua, non erano solo nitriti o sbuffi. Capivo quello sguardo, leggevo tra un tempo di trotto ed un galoppo a briglie sciolte, tra l’ intervallo da un ostacolo e l’altro e nel volo in.elevazione le confidavo il mio amore. 

Non mi apparteneva, ma l’avevo scelta: non un dispetto per sottrarla ad altri, solo la certezza che aveva una storia da raccontarmi e per lei avrei aperto l’ultimo scrigno di segreti, quello con la chiave arrugginita da anni di bugie grandi come la paura di mostrarmi. 

Guardavo, seduta sullo steccato, indovinando l’umore di quella giornata e le accarezzavo la criniera irsuta e nera che sembrava posticcia se paragonata al manto baio.

 L’ olandesina snob indomabile e spirito selvaggio, così la descrivevo a chi mi.chiedeva il motivo della mia presenza anche quando non era necessaria. 

Nuvole di terra scagliata in.aria dagli zoccoli unti a dovere, che sottolineavano la corsa nei prati verdi che ornavano l’esterno dei campi di allenamento. 

Volevo proteggerla, voleva proteggermi. 

Ashley ed io, Ashley e i miei sogni. 

Non.un cavallo, ma un’anima affine che ha scatenato la gelosia di chi non.ha compreso. 

Riconoscerei quegli occhi tra mille e ancora la cerco.

 Sento il respiro e il richiamo che mi emoziona, che mi rende libera di essere vera, anche se solo il tempo di una passeggiata sognata senza freni di alcun genere, capezze e redini, ordini e punizioni. 

Ashley che mi amava quasi quanto amava Giulia, Ashley che era quella giusta, perché il grande amore non concede repliche e resta nel cuore.