Demitizzare Francesco, Dario Fornaro

14 novembre 2020

Dario Fornaro

https://appuntialessandrini.wordpress.com

Alessandria: Tra la schiera dei “mitizzanti” (delle grandi figure storiche) e quella dei “demitizzatori”, non avevo dubbi che il decano del “Corsera”, Massimo Franco, si sarebbe collocato tra gli sfrondatori degli allori popolari tributati finora, in gran copia, a Jorge Mario Bergoglio acclamato Papa nel marzo 2013.

Lo stesso titolo del suo ultimo libro, uscito a fine settembre per i tipi di “Solferino”, comincia a prenderne le distanze con due significative parole su quattro: “L’enigma Bergoglio – La parabola di un papato”. E via discettando e processando.

Quando dico “processando” non evoco chiaramente alcun accostamento a procedure giudiziarie e relative figure tipiche. Intendo solo che il volume di Franco raccoglie sistematicamente, e sistematicamente utilizza, in tutta la sua estensione sostanziale (313 pp), una gran mole di interventi di terzi, diretti (identificabili come autore) o indiretti (virgolettati, ma semplici tracce d’opinione), costitutivi in larga massima di “elementi a carico”, storicamente parlando, del regnante pontefice.

A carico, s’intende, per una considerazione mediamente perplessa del multiforme operato di Bergoglio, specie dacché ha (avrebbe, direi: non è un dato ma una impressione dell’autore) imboccato la curva discendente della parabola del papato in corso (con declino, o appannamento, di una presenza pur sempre ampia e complessa).

Il libro di Franco si sviluppa – con un sapido linguaggio ed un ritmo che ricordano le spy story – attraverso una ricca, indefessa collazione di tutti i “guai” che hanno afflitto, sul piano del costume e talora delle norme comuni, la Chiesa (rectius: il Vaticano) nella seconda decade di questo secolo.

La precisazione Chiesa/Vaticano è necessaria per osservare che dei problemi, vari e ingenti, che coinvolgevano in pari tempo la Chiesa Universale ed i suoi vertici, il libro non si occupa, non si dà per inteso, se non per qualche riferimento storico-geografico. L’attenzione ed i commenti sono infatti tutti concentrati sulla sequenza di eventi e interventi (problematici, disdicevoli o divulgati, materia aiutando, a mo’ di scandalo) che hanno percorso o circondato i Sacri Palazzi dalla fine traumatica del pontificato Ratzinger ai giorni nostri.

In breve, l’ossatura del volume su Bergoglio è costituita dalla ricostruzione – modi e motivi – dalle “lotte di potere”, con tutto il corredo di alleanze e rotture, che sono/sarebbero intercorse, motivatamente o solo psicologicamente, tra la Vecchia Guardia Curiale e i Novatori, rinfrancati e moltiplicati dall’arrivo di Francesco, il Papa venuto dalla fine del mondo. Lotte che si sviluppano su diversi fronti, con oggetti ed esiti alterni, per lo più poco teologici (anche se qualche sentore è possibile avvertire) e molto mondani.

Un esempio significativo: praticamente le prime 100 pagine del volume ruotano attorno al “fenomeno Santa Marta”, imprevista residenza stabile scelta del Papa e nuovo centro di riferimento, mal sopportato dalla Curia tradizionale, per il governo effettivo della Chiesa gerarchica sotto il segno di J. M. Bergoglio.

Complessivamente, in tutto il racconto di scaramucce e veri e propri incidenti, costellato di  “detto” e “sentito-dire”,  la tesi adottata da Massimo Franco non è quella di evidenziare tracce o impronte di Francesco in ogni evento narrato (sarebbe troppo!), ma di adombrare una sorta di “responsabilità oggettiva” – di calcistica memoria – per il clima e gli accadimenti che si stavano di fatto instaurando,  all’ombra di un Papa, volente o nolente, e del suo nuovo entourage pensante e operativo.

In soldoni: c’entri  per il solo fatto di esserci !

Di qui ad evidenziare certi atteggiamenti cosiddetti ondivaghi – tra decisionismo e ripensamenti in corso – su diversi problemi e iniziative, il passo dell’autore è davvero breve. La figura del nuovo Papa – buono nell’animo e risoluto nella missione – viene concretamente investita da vicende, anche minute, che dimostrerebbero il contrario e, da questo punto, il dubbio, per quanto sottile, si propaga pagina per pagina.

Non siamo, naturalmente, alla denigrazione, che Franco lascia del tutto al dissenso cattolico e cloacale  che invade il Web e i Social,  ma prende comunque corso la lenta, inequivoca erosione del mito Bergoglio.

Se ne vedono già i segni nel multiforme “Popolo di Francesco” radunato all’Angelus di San Pietro?

Questa è solo una recensione, diciamo così, del volume di Franco, che potrebbe ambire, per celia e A. Gide permettendo, a ripetere il successo de “I sotterranei del Vaticano”, cent’anni dopo.

La domanda in sospeso è comunque intrigante e non mancherà occasione per ritornare a ragionarci.