Racconti: Kruger ed Ellen, Renato Verini

Alma Bigonzoni

Kruger ed Ellen

Alaska 1897.. metà ottobre, con neve già in arrivo a larghe falde, pronta a ricoprire campi, viottoli e boschi con un mantello spesso e per molti mesi impenetrabile. 

Quel giorno Kruger aveva rimpinguato la sua scorta di legna per l’inverno e aveva aggiunto, nella sua dispensa di cibo, altre due lepri dal mantello bianco e una volpe .., si sentiva di essere soddisfatto e tranquillo per affrontare l’inverno, ormai infatti non c’era più tempo, il suo volontario eremitaggio stava per iniziare. 

Alle 17,10 sentì uno strano tramestio fuori .. non era un orso e neppure un alce .. il rumore era meno fragoroso. Uscì .. al semibuio non vide nulla, ma udì un flebile lamento provenire dal retro della casa, .. la trovò riversa su un fianco con i vestiti laceri, senza una scarpa e i capelli impastati di neve e terra. 

La prese in braccio e la adagiò su una pelle d’orso davanti al camino; era una ragazza dai lunghi capelli color ebano, mani sottili, lineamenti delicati .. non più di 19 anni !. Lei dormì tutta la notte e sino alle 9 del mattino .. Kruger la vegliò, la osservò e valutò il da farsi .. ma la natura decise per lui .. quella notte nevicò come non mai, e ogni possibile via d’accesso a quella minuscola valle, fu cancellata da quasi due metri di neve .. destinati ad aumentare nei giorni e mesi successivi. 

La ragazza .. Ellen .. si svegliò e quando realizzò dove era e con chi era, il suo cuore si mise a battere all’impazzata, .. dispersa nei boschi, lontana da una famiglia in ansia e ora in una enorme stanza di legno, con un uomo dalla folta barba .. sui 30 anni, che le faceva paura .. cosa ne sarebbe stato di lei ?. Istintivamente corse verso la porta, ma non riuscì a fare un passo .. era in trappola, fuori la neve le sbarrava il passo alla salvezza !!. 

Ma il burbero Kruger, cacciatore e barattatore di pelli .. la lasciò sfogare la sua disperazione, che tra lacrime e sommessi lamenti .. lo intenerì e gli fece comprendere che quell’essere così fragile, era spaventato.

La giornata finì .. con lei che mangiò solo un pò di fagioli, e Kruger che sprofondò la sua mole in una poltrona davanti al camino, fumando la sua lunga pipa di legno. 

Per offrire alla ragazza un minimo di serenità e di riservatezza .. Kruger tirò una lunga corda attraverso l’unica stanza e vi posò sopra due coperte, un ideale muro che, per oltre cinque mesi, separò di notte i due coinquilini. Ellen imparò prima a fidarsi e poi ad affezionarsi a quell’orso buono, con cui condivideva fatiche, freddo, ed un mangiare che, in due, era diventato scarso. 

Infatti Kruger quando il tempo lo permetteva .. usciva dalla capanna in cerca delle scarse prede invernali .. ma il suo istinto lo premiava spesso !! Ellen dal canto suo, si dava da fare per cucinare, pulire quei 30 mq. di casa, in cui legna da ardere, pelli in terra e su alcune pareti, un camino scoppiettante giorno e notte .. e solo due cassapanche per i vestiti ecc.. era tutto l’arredamento .. ovviamente arricchito da asce, due fucili da caccia e coltelli di varie dimensioni ed usi ! 

I due vissero in quella strana armonia ed ancor più strana intimità .. forzata e forse repressa. I mesi passarono, tra risate, giochi di carte, .. racconti veri o inventati .. ed a volte con ataviche paure di essere sopraffatti dalle tempeste di neve .. e lei invariabilmente si rannicchiava vicino a lui che, con la sua mole, la sovrastava e proteggeva. 

Ai primi di marzo lui capì che presto Lei sarebbe ritornata verso la civiltà .. e Lei invece capì che quell’uomo burbero ma dal cuore tenero e che l’aveva rispettata per mesi, era il suo uomo. 

Quella che sembrò per entrambi l’ultima notte insieme .. Ellen fece scivolare le due coperte dalla corda e si presentò in tutta la sua splendida e sensuale bellezza a Kruger. Lui la prese tra le sue grandi braccia e come l’aveva accolta così l’amò .. con tenerezza e passione. Non si parlò mai più di tornare, per lei, .. nella civiltà .. e la sua famiglia seppe sorpresa della sua nuova vita, ma tranquilla che fosse sopravissuta all’inverno . 

In quell’ angolo di paradiso, vissero per molti anni, .. ma quella corda rimase per sempre come segno e simbolo di un grande amore.

Renato Verini