Valeria Bianchi Mian: “Questa notte ho fatto un sogno..”

“Questa notte ho fatto un sogno..” 

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Psicologia     Alchemica – the page

Psicologia Alchemica – the page

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SULPHUR | o del bruciare – Strindberg, Rimbaud e altre storie.

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” Questa notte ho fatto un sogno”, scrive Strindberg nelle pagine dell’autobiografico “Inferno”:

“Una testa mozza era stata adattata al tronco di un uomo che sembrava un attore ubriaco.”

In “Autoritratto all’inferno” (1895), il suo amico Edvard Munch aveva dipinto se stesso in toni di fuoco, zolfo giallo e ombre, con il collo attraversato da una rossa pennellata come fosse l’effetto di una ghigliottina; in “Autoritratto con braccio di scheletro” (1895) (150), il volto del pittore emerge dal fondo “come un’apparizione macabra”, decapitazione che il drammaturgo svedese fa sua e riprende come “testa, sopra una nuvola, con sotto due stinchi in croce”.

Le teste di Munch urlano angosce dipinte, strette nelle mani per non sentire “Il grido” di morte proveniente dal loro stesso “rischio di follia”, quella follia che trascina l’alchimista Strindberg nei labirinti velenosi della propria coscienza:

“Io ho peccato d’orgoglio, hybris, l’unica colpa che gli dei non perdonano (…) Voglio fare l’oro (…) quando uno spirito s’insinua in un essere umano, prende possesso anche della sua memoria.” 

Nel crogiuolo di Strindberg si forma “la figura di un teschio con due occhi lucenti” che gli “penetrano l’anima con un’ironia soprannaturale”; l’Anima esclusa dall’uomo dimezzato ritorna sotto forma di “ragazza che balla la danza serpentina” e somiglia “al gheriglio di una noce o ad un cervello”, di “sogni impuri” e ragnatele.

“Nel cervello dell’uomo” ( Munch, 1897) un femmineo corpo nudo è preso al laccio nei labirinti psichici, nelle circonvoluzioni dell’ “inferno stercorario” maschile. Lo scrittore svedese fa sua la predica di Ezechiele( cap. 13, vers. 18 ) quando scrive:

“Guai a voi donne, che (…)  fate dei guanciali per le teste d’ogni grandezza, per prendere le anime al laccio! (…) vedete, io ve li strapperò dalle braccia e lascerò andare le anime, le anime che voi prendete al laccio come uccelli.” 

Il pensiero si allontana volando dal legame con la terra, e lascia scivolare il fallo ctonio nella lava di un’Ombra concupiscente e mortifera; l’alchimista Strindberg grida:

“Desidero di morire o, piuttosto, che mi bruciate subito, vivo!”

E poi, ancora:

“Tu rivivi la tua vita intera, dalla nascita fino al giorno in cui vivi, tu risoffri tutti i dolori che hai sofferto, tu vuoti tutti i calici che, così spesso, hai vuotato fino alla feccia; tu crocifiggi il tuo scheletro perchè non c’è più carne tua da martoriare, tu bruci sul rogo la tua anima, perchè il tuo cuore è già ridotto in cenere.” 

Nel fuoco purificatore il teschio brucia e si trasforma nello spirito corporeo della Natura, proprio come succede nella favola siberiana “La fanciulla e il teschio”.

Nello “sposo infernale, colui che ha perduto le vergini stolte”, Rimbaud racconta se stesso attraverso il delirio della “Vergine folle”, la Vergine che ha “perduto la saggezza”, “dannata e morta al mondo”.

“Sono vedova … – Ero vedova … – ma sì, ero davvero seria un tempo, e non sono nata per diventare scheletro! … lui era quasi un fanciullo … Le sue delicatezze misteriose mi avevano sedotta. Ho dimenticato ogni mio umano dovere per seguirlo”,

dice la Vergine, vedova come è vedova la materia alchemica e orfano il fanciullo che in lei vive, divorandola.

“E’ un Demonio, sapete, non è un uomo.”

Lo sposo infernale dice:

“Non amo le donne. L’amore ha da essere reinventato, si sa “,

e ci vorrebbero sposi disposti a completarsi reciprocamente attraverso il proprio individuale completamento per stravolgere dall’interno, con spirito sempre vivo e mercuriale, tutti i modelli falsi e antiquati di relazione intima tra uomo e donna.

Così,  il fanciullo sulfureo e ribelle, non trovando una compagna che la pensi come lui, grida:

“Mi farò tagli per tutto il corpo, mi tatuerò, voglio diventare schifoso come un Mongolo: vedrai, mi metterò a urlare per le strade. Voglio diventare matto sul serio dalla rabbia. Non mostrarmi mai gioielli, striscerei e mi contorcerei sul tappeto. La mia ricchezza, la vorrei chiazzata dappertutto di sangue. Non lavorerò mai… (…) Mi taglieranno il collo per davvero; sarà schifoso.”

E, vagabondo, egli cammina ubriaco “coll’aria del delitto” e la grazia androgina “di una fanciullina al catechismo”; finge di sapere tutto circa “commercio, arte, medicina “. L’Anima Vergine, vedova e meretrice, segue lo spiritello e si identifica in lui per necessità, coinvolta “in azioni bizzarre e complicate”; ad ogni proiezione lei gli attribuisce nuove “armi ” e un “altro volto”.

” Ha forse segreti per cambiare la vita?”

si domanda, perplessa. “No, non fa che cercarne”: il continuo e necessario esplorare è la sola certezza nell’inquietudine e nella fame di risposte: “dipendevo proprio da lui”, dice la Vergine e spera che l’amante demoniaco si liberi per primo dal nodo del loro abbraccio:

“lui mi renderà forte, viaggeremo, cacceremo nei deserti, dormiremo sul selciato di città

sconosciute  (…) Oh! la vita d’avventure che esiste nei libri per bambini, per ricompensarmi,

ho sofferto tanto, me la darai ?” (169)

Ma il fanciullo rabbioso non può donare il libero spirito alla sua amata finché lei gli resta “sottomessa”; lui è la Morte, il “fallo sotterraneo”, il pestifero cavaliere che trascina la dolce “Eleonora” di Burger al galoppo sfrenato nella notte spettrale, oltre monti, prati, lande, oltre funebri cortei, oltre “città, borgate e rivi”, oltre “congreghe” stregate e “sogghignanti” fino alla quiete improvvisa di un talamo tombale.

“”E dimmi, allora: dov’è la tua stanzetta?

e il tuo letto nuziale?” – “Oh!, tu la devi

cercar lontano… Ed è silente e stretta,

fra quattro assi lunghe e fra due brevi”. ” 

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Scorci di Sulphur dalla mia Tesi di Laurea (1999) – Valeria BM

Autoritratto di Munch

• Brani da: A. Strindberg, Inferno – Un ricorrente motto alchemico riportato da Jung: “In sterquiliniis invenitur”, ovvero il “Lapis” si trova nelle cloache (MC, pag.38).

• Strindberg: “E’ il mulino del Signore, che macina lento, ma macina fino, e macina nero! Tu sei disciolto in polvere e credi che per te tutto sia finito. Ebbene, no. Si ricomincia da capo e ti si fa ripassare un’altra volta per il mulino. Sta allegro! Questo è l’inferno, l’inferno su questa terra…”

• S. Di Lorenzo, La donna e la sua Ombra (pag. 145 seg.) L’autrice trae il testo da: M.L.Von Franz, An Introduction to the Interpretation of Fairy-tales, cap.7, pag. 60 seg. La fanciulla trova un teschio e lo porta a casa; i due diventano amici. I genitori di lei si spaventano, fuggono e lasciano figlia e teschio in solitarie recriminazioni. Il teschio dice alla fanciulla di bruciarlo, cosicchè possa acquistare un corpo. L’autrice nota che “quando è bruciata una “creatura-spirito”, il bruciare le conferisce un corpo”. La ragazza rispetta il volere dello spirito quando si copre gli occhi, frena la curiosità e non guarda il suo amico mentre si trasforma. Alla fine compare un ricco uomo vestito di pelli a capo di un nutrito gruppo di persone e animali. “Nella fiaba la ragazza sa rispettare la trasformazione, senza volerla capire e interpretare prima del tempo; così può incontrare l’Animus positivo, molto ricco e ben collegato con la vita istintiva, al contrario del teschio”.

• Il Capricorno (the Goat) è l’emblema di Saturno ed è un animale “blu”, secondo Hillman; esso si “estende lentamente dalle profondità alle altezze” ( Alchemical blue and the unio mentalis, pag. 135) Jung di lui dice (Ricordi, sogni, riflessioni, pag.398) che è “un aigokeros, un animale favoloso,  il Capra-pesce, che unisce i monti e le profondità del mare, un bipolarità costituita da due elementi animali cresciuti insieme, cioè impossibili a distinguersi. Questo essere potrebbe facilmente costituire l’immagine primordiale di un Dio-creatore, che si contrappone all'”uomo”, all’Anthropos.”

• A. Rimbaud,  Opere (pag.217 seg. Una stagione all’inferno, Deliri I, Vergine stolta, Lo Sposo infernale)

• Il capitolo infernale di Rimbaud racconta il ménage con Verlaine dal punto di vista di quest’ultimo (che il poeta identifica con l’Anima virginale e folle, passivamente trascinata dall’amante); naturalmente lo Sposo infernale, inquieto e sempre esploratore, è Rimbaud stesso. La debole “materia molle” di Verlaine, “mollusco tremolante di inquietudine” è sottomessa alla “figura luciferesca, sadica e dominatrice dell’adolescente semidivino che spicca tragicamente luminosa sullo squallore di un’esistenza a due in cui la miseria, i disordini di ogni genere, la febbrile e costante eccitazione mentale hanno la gelida acutezza degli strumenti di tortura.” (pag. 438 Note a cura di I. Margoni)

Valeria Bianchi Mian 

Il brano qui riportato è inserito nell’articolo di prossima pubblicazione “Mercurio, Sale, Zolfo tra le pagine dei miei libri preferiti” nel blog “Barlumi di coscienza” 

Immagine: Gretel, nel bellissimo Gretel e Hansel di Oz Perkins (la fanciulla dovrà operare con il fuoco).