E QUESTI SONO ALTRI TEMPI?, Pasqualina Di Blasio

Pasqualina Di Blasio, IL TOCCO IMPALPABILE DEL  ROSSO  TIZIANO, Pasquale Gnasso editore, 2020 

E QUESTI SONO ALTRI TEMPI?

..Si modellava l’impasto con la forza dei pugni fino a vederla levitare, tirar fuori le bolle, sentire la sua voglia di passare per il forno e uscirne pane fragrante. Un tempo si diceva: “Buono come il pane”, lo si mangiava fresco o raffermo, si univa al latte,lo si cospargeva con lo zucchero o con un filo d’olio, sbriciolato lo si mischiava alla carne per fare polpette, si metteva sotto i fagioli, si trasformava in dolci, se fosse caduto dalle mani si sarebbe passato con la stoffa e lo si rendeva pulito. Si baciava se lo si buttava. 

Mia madre non lasciava morire il lievito, lo custodiva e lo riproduceva conservando un lembo e sempre ci dava un pezzo dell’impasto che trasformavamo con la fantasia in: palline, fiocco, matita, macchinina, mela con la fogliolina, pupazzetto, angelo, pesce, fiore, paniere e ci sentivamo inventori e custodi di quelle forme. Non di rado le cuocevamo, gli passavamo il colore. 

Che bell’operazione e quanti significati! Se riguardiamo il tutto con attenzione e facciamo un’operazione semantica alla ricerca di parole chiave, ci accorgiamo che esse richiamano al lavoro, al buono, al dolce, alla sacralità che rimandano ad altre inferenze. 

E noi abbiamo quasi abolito il pane dalle nostre mense, lo abbiamo sostituito con i craker, con i grissini! E le farine sono infestate e fanno male.