Inverni dell’adolescenza, Luciano Testai

Inverni dell’adolescenza       2010

Ricordo quei giorni freddi, l’Arno in parte

ghiacciato, strade sterrate, bianche, dove

i carri lasciavano il segno delle ruote,

ghiacciate anch’esse, come le buche di quelle

stradine di periferia, le fosse lungo le strade

e nei campi , ghiacciate anche loro a fare da

specchio al cielo. Era appena cessata l’atroce

guerra che ci aveva rubato anni di fanciullezza,

di giochi, di sogni!…. In quegli inverni, gli

zoccoli scarpa, la cartella a tracolla, un po’

di fame fin dal mattino e a scuola, alle elementari,

una stufa di terracotta per quelle grandi aule

quasi sempre ghiacce, l’odore dell’inchiostro

incastonato nei contenitori sul banco dell’alunno,

l’odore della merenda avvolta nel foglio giallo,

la severa cattedra posta più in alto dominava

quegli spogli banchi di scuola, la lavagna

nell’angolo dell’aula. Poca fantasia, difficile

impegno di un mondo ancora assopito su

tradizioni rurali antiche, che ancora risentivano

del feudalesimo, maschi e femmine severamente

divisi, tanto da trovarsi difficilmente anche nei

giochi fuori della scuola, anche e sopra a tutto

vicino casa… quasi fossimo due razze diverse!

E all’uscita della scuola tutti alla mensa, dove veniva

distribuito un piatto di minestra da mangiare a casa.

Giorni passati al tepore della cucina l’unica stanza,

dove con la stufa o il camino, si poteva vivere senza

battere i denti! Le altre stanze fredde come all’esterno,

e per dormire uno scaldino agganciato al trabiccolo

o al prete a dare un po’ di tepore alle lenzuola,

un impresa era spogliarsi, momenti musicati dal battito

dei denti… Non posso dimenticare i giorni del Natale,

di quelle feste fatte di poche cose dove si percepiva

il vero significato di quell’evento. I preparativi per

realizzare in un angolo di una stanza il presepe,

anch’esso fatto di poche cose, i profumi che si

diffondevano nell’aria dai forni dei contadini,

l’odore d’incenso e di paglia che era in ogni

chiesa, feste vere vissute tra gente amica in un

mondo che ancora camminava col passo dell’uomo

nel rispetto del Creato e Di Dio!

Luciano Testai 

( diritti riservati )

Foto Paradiso Toscana di Massimo Bucci