Federica Vanossi. Racconti: Non si spegne il sorriso di una giornata greca

Non si spegne il sorriso di una giornata greca, non si cancella l’entusiasmo che, nella mia seconda lingua  significa en theòs , ispirato dal divino, qualunque sia il nome attribuito al divino.

Non si spegne la gioia di un tuffo nell’acqua gelata sotto lo sguardo confuso di chi non comprende ma sorride.

Era una scommessa contro i no e i forse che giravano vorticosamente in una testa confusa, spettinata di nuovi propositi che necessitano solo di un alito di vento più convincente e di quell’acqua che dentro scalda e lascia sulla pelle bianchi rigagnoli di sale, gli stessi che, nel tepore di una notte stellata, assaggi con la bocca che si appiccica al tuo corpo.

Non fai la doccia fino al ritorno, per riportare nel grigio di un aeroporto italiano quel sapore di serenità, quello che non ha malizia alcuna perché lo hai meritato, lottando coraggiosamente contro un’Idra crudele che non ti ha divorato.

In mezzo all’Egeo l’hai affrontata senza paura, senza distogliere lo sguardo, senza arrenderti al primo ostacolo.

Dopo la nuotata, battesimo di una nuova vita che nasce in Grecia, sali su un dirupo scosceso, tra le rovine di un villaggio che sembra risvegliarsi cullato dai raggi rubino del sole che corre verso il tramonto.

Dieci, cento, dieci, mille dipinti che ti ritraggono in ogni dove, nel declino di case che si risvegliano al passaggio di una felicità indescrivibile solo con le parole scritte.

Sul volto una luce che prima non sorrideva, un colore che non avevi notato, troppo presa dall’autocommiserazione piuttosto che dal costruire solide basi.

Serenità sul viso e persino sulle gambe scoperte, non per provocare ma per gridare, accompagnata dal Meltemi amico, che non mi arrendo, che ogni ritorno mi regala l’entusiasmo di cui parlo e la forza di credere fortemente che ogni nuovo tuffo farà da corredo ad altrettanti carpiati dalle rocce che amo, fino al blu delle profondità, per riaffiorare madida di felicità perlacea e così sarà in ogni angolo del mondo che devo ancora esplorare.

Federica Vanossi 2019