Sembra vicina la Vivonne
con il ciarlare in nuances delle ninfee
io mi trasporto fuori
al flusso che si estingue
pure tra sassi scollegati
e le ombre chine mi rallegro
lasco dagli orizzonti soliti.
Vivo profumi soggiogato qui
da infinitezze
quasi è una trama d’abito
a frusciare mentre parole d’acqua
bisbigliano a un assente
nella camera satura
di tempo incontrastato.
Non di cadenza certa
si aggirano a cantar sé stesse,
cocci lisciati a battere e toccarsi.
Le spio, gote d’avorio
e fronte imbambolata nei cuscini
molli ai singulti.
Non c’è una ruga, un biasimo,
eppure – a chi sta offrendo
appassionati oggetti, gli anni immobili,
qual è il segreto del suo vago
modo di respirare?
Io non lo so, racconto
il non sapere quel profilo
dolce accudente
e il raro stordimento
nausea divina che mi avvolge.

Poesia presente nell’Ebook n. 244 “Quarantena a Combray”, di Aa. Vv.
LaRecherche.it

(Vi fu un anno in cui, a causa di una terribile epidemia che si stava diffondendo in Francia e nel resto del mondo, la famiglia Proust fu costretta a un periodo di isolamento a Combray. La quarantena del giovane Proust trascorse tra le quattro mura della casa della zia e, durante le belle giornate, nel piccolo giardino fiorito). 

Immagine dal web: Maison de Tante Léonie