Buona domenica lettori di Alessandria Today! Oggi vi propongo un’interessante intervista ad un ragazzo al suo esordio letterario, Simone Colangeo, un giovane pieno di passione per la Storia e la Religione, che ha pubblicato con Argento Vivo Edizioni, un testo davvero ben calibrato: ” La mia croce è ad Hammamet”. Ma andiamo a conoscerlo!

Ciao Simone. Grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande, allora inziamo…chi sei e cosa fai nella vita? Presentati ai nostri lettori. Mi chiamo Simone Colangelo, ho 30 anni e sono lucano, di Rionero in Vulture. Sono laureato magistrale in Scienze Storiche e mi sono recentemente avviato sulla strada della Public History. Per adesso sono un correttore di bozze freelance e sto realizzando alcuni progetti come public historian, aspettando il concorso ordinario per insegnare storia e filosofia!

Come è nata l’idea per il tuo libro? Perché hai scelto il periodo a cavallo della II gm e perché un protagonista metà francese e metà tunisino? L’idea è nata a fine dei miei studi triennali, perché volevo condensare in un volume le idee maturate in quel percorso di crescita. La II GM è stata scelta come evento che segna una rottura violenta del pensiero europeo. La scelta di un personaggio metà cristiano metà musulmano è stata dettata dai miei studi e dai miei interessi riguardo ai rapporti arabo cristiani nel Mediterraneo medievale.

Quanto hai impiegato a scriverlo? Circa un anno e mezzo, dai 25 ai quasi 27 anni. Purtroppo, non sono costante nella scrittura, e rivedo ogni scritto moltissime volte.

Quanto c’è di te nel personaggio di Henri, o negli altri personaggi? Quanto del tuo vissuto? Del me stesso attuale, spero, quasi nulla in Henri. Del me 18enne, forse i difettacci caratteriali, a cui solo il tempo e l’esperienza possono porre rimedio. Del mio vissuto, ci sono le mie idee, forse un bisogno non soddisfatto del sacro, di religiosità. Delle ambientazioni del sud della Francia, un viaggio di ormai 14 anni fa che mi fece innamorare della Camargue.

Come mai la narrazione parallela e un personaggio disorientato e isolato a inizio libro? È la chiave di lettura del tutto. Volevo rappresentare la mancanza di direzione dell’uomo contemporaneo, la sua mancanza di fede e il suo procedere per tentativi. Poi, dal nulla di una narrazione chiusa in se stessa, è nato Henri, ed è iniziato il suo percorso parallelo a quello dell’uomo nella stanza buia. Henri è il riscatto di uomo, forse, ancora in grado di agire storicamente.

Chi sono Erik, Blaise, Michele per il protagonista e come vivono il loro rapporto con lui? Erik è se stesso, un feticcio del voler essere. Blaise è la figurazione della gentilezza, del suo dover essere. Michele dell’orrore dello spiantato, del senza patria, del suo non dover essere. In realtà, quasi tutti i personaggi secondari sono funzionali alla costruzione della sua identità, sono quasi accessori a un suo “egoismo” adolescenziale.

Perche la scelta di questo rapporto così profondo e viscerale con Madeline? A chi ti sei ispirato- se l hai fatto – per il suo personaggio? L’unico appiglio alla vita dei primi anni di Henri è la sola Madeline. Per lei, lui diventa una delle poche ragioni di vita. Mi è sembrato il modo migliore per l’evoluzione di entrambi i personaggi. Per Madeline, mi sono ispirato in realtà non a qualcosa di fisico, ma alle sensazioni che mi provoca la musica di Ana Alcaide. Artista meravigliosa, la ascolto da 11 anni, ed ho avuto la possibilità di conoscerla personalmente a Toledo, città a cui sono legatissimo, due anni fa. La delicatezza di quelle note è la delicatezza di Madeline.

Perche hai voluto descrivere gli orrori della guerra? Senti che su questo argomento non si sia mai davvero rivelata la verità? Credo che la mia formazione di aspirante stregon… ehm, storico, mi porti a interpretare certi fatti di modo tale che si avvicinino alla realtà, evitando (nei limiti del possibile) filtri morali o ideologici. Parte della narrazione è legata a fonti fotografiche primarie e fonti (purtroppo) solamente secondarie. La guerra e la violenza in generale sono terrificanti, l’orrore che il Novecento ha mostrato al mondo non può e non deve lasciarci indifferenti. È inutile coprirci gli occhi, (anche) questo è, purtroppo, l’essere umano.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere con questo romanzo? Nonostante aleggi una sorta di malinconia disperata, il messaggio è di speranza. Al di là di tutto, c’è un aldilà. Che sia quello del Corano, che sia quello cristiano, non ha importanza. È un fine ultimo a cui tendere, un fine per il quale la vita merita di essere vissuta in ogni sua forma. Spiego qui le ultime tre parole dei ringraziamenti. “A Dio, all’amore in ogni sua forma, alla vita”.

Quali sono i tuoi autori preferiti? Amo la letteratura russa, quindi metto al primo posto Dostoevskij. Nella mia lista di romanzieri ci sono sicuramente Palahniuk, Murakami e Dick. Ultimamente mi sono innamorato della Yourcenar, di Céline e di Tolkien. Italiani, su tutti Calvino e Foscolo. Non posso poi non includere Sylvia Plath, a cui c’è un tributo nascosto nel romanzo, e a cui è dedicato l’esergo del prossimo romanzo. In poesia, oltre a Syliva Plath, sicuramente Majakovskij e Baudelaire.

Prossimi progetti? Tanti! Troppi! Pubblicare in primis una silloge poetica e il secondo romanzo, di cui protagonista è uno dei personaggi del primo. Sto scrivendo parallelamente una ucronia e una distopia, ma vanno a rilento perché le fonti da studiare sono moltissime. In futuro, ho già in mente di scrivere un romanzo ambientato nella Toledo del XII secolo, seguendo le fonti primarie. Altri progetti riguardano l’industria culturale qui nella mia Basilicata, ma per scaramanzia non dico nulla! Spero di insegnare il prima possibile, per me il metodo storico e la filosofia sono gli unici mezzi validi per affrontare le storture di questi nostri anni, e spero quanto prima di insegnare ai ragazzi.

Benissimo Simone, che belle risposte, sei davvero un ragazzo pieno di entusiasmo. Ti auguro di realizzare i tuoi progetti e di coltivare i tuoi interessi con la stessa passione che ho riscontrato nel leggerti. Ricordiamo che il testo di Simone si chiama: “La mia croce è ad Hammamet” ed è edito da Argento Vivo Edizioni.

Anna Pasquini – Alessandria Today