Sembra una guerra, perché si perde come se lo fosse.
Nei tempi di incertezza, si rivela il vero volto delle persone.
I politici più combattivi sono, spesso, i primi a fuggire dalle proprie responsabilità quando le cose non vanno. Altri, invece, che fino allora non si erano messi in mostra, dimostrano un coraggio straordinario.
Per molti scienziati, allevati nel rigore scientifico più solido, risulta difficile credere alle storie che raccontano politici, scienziati, ma ancora più assurdo è il racconto di chi nega morte e malattia, ma nonostante questo, l’uomo, di scienza o no, lo sa, possiamo morire tutti, perfino i bambini.
Anche se l’idea della morte dell’uomo per intenzione dell’uomo mai verrà accettata. Le voci che arrivano da una parte e dall’altra sono raccapriccianti, ma grazie a un misterioso meccanismo della mente, spesso, si rifiuta di vedere l’evidenza, alcune cose sono scartate come esagerazioni e contraddizioni, finché non è più possibile continuare a negarle.
Questa pandemia ci ha cambiato la vita, molti mi hanno raccontato che spesso si svegliano durante la notte bagnati di sudore perché hanno paura del contagio, ma la mattina seguente spunta il sole e la vita, per magia, ricomincia come se non ci fosse stato il coprifuoco, come se tutto fosse normale.
La paura paralizza.
Come è cambiato tutto in maniera così improvvisa e totale? Come alcuni hanno usato tutto questo per distorcere la realtà?
Sembra che siamo tutti complici, forse l’intera società è impazzita? Ma il diavolo nello specchio… ci spinge a vedere che esistono momenti di paradiso per pensare, che anche se esiste un lato oscuro e malvagio, i demoni possono fuggire dagli specchi.
Hanno perso perché chiudendoci, ci hanno obbligato ad affrontare le nostre ombre, a guardare i nostri demoni, direttamente negli occhi, a curarli, a trasformarli.
Hanno perso perché isolandoci gli uni dagli altri, ci hanno spinto a radunarci, a rafforzare il nostro legame e a connetterci cuore con cuore.
Hanno perso perché, riempiendoci di bugie contraddittorie e in modo spudorato, ci hanno condotto a cercare la verità in altri posti, per nostro conto, facendoci domande, per uscire dalle illusioni.
Hanno perso perché, al cercare di spaventarci, ci hanno spinto a lasciarci andare, a mantenerci centrati sul cuore, sicuri e connessi con la nostra anima.
Hanno perso perché al controllare i nostri vincoli fisici, ci hanno permesso di espandere i nostri corpi sottili e la nostra coscienza, riacquistando, così, il nostro potere.
Hanno perso perché hanno voluto fermarci, ammalarci, ma invece ci hanno dato del tempo libero e del riposo per pensare.
Hanno perso perché volevano farci sparire nel buio, invece, abbiamo cercato il modo di coltivare la nostra luce interiore.
Hanno perso perché hanno tentato di separarci da Madre Natura, senza permettere che lei ci purificasse e ci curasse, invece, noi l’abbiamo cercata, per meditare con lei e per lei, come mai abbiamo fatto prima.
Hanno perso perché mentre ci manipolavano per farci diventare robot o schiavi, ci hanno costretto a recuperare la nostra libertà.
Hanno perso perché, volendo addormentarci per sottometterci, stanno scuotendo e svegliando tutta l’umanità.
Hanno perso perchè mentre ci vogliono piccoli ci fanno crescere.

Dico “hanno perso” e poi però lascio supporre chi ha perso, invece, voglio dirlo
“perde chi non crede che ci possa essere una nuova configurazione degli esseri umani”,
che siamo capaci di rinnovarci come si può rinnovare una metafora,
pertanto c’è una sostanziale differenza, nella testa e nei cuori degli italiani, tra il primo lockdown e questo altalenante scegliere per non scegliere, che si ripete da mesi.
A marzo, al di là delle manifestazioni di resilienza, le bandiere i cartelloni e gli arcobaleni che venivano esposti ai balconi, c’era davvero un sentimento di speranza, di comunanza, che come un rosario scorreva di bocca in bocca, tramandando la speranza come si fa con una preghiera.
Gli italiani sentivano di impegnarsi in uno sforzo collettivo quasi romanzato, una nazione che cercava una svolta e credeva nel silenzio delle città deserte, come scudo per vincere una guerra contro un nemico invisibile.
I busti mentali si ergevano per rappresentare il personale sanitario come angeli corazzati:
il mito degli eroi era quasi epico e l’energia di uscirne insieme ci manteneva uniti.
“Infermieri e medici, siete i nostri eroi, salvate le nostre vite!”
Così dove si consumavano i drammi di un paese senza un reale piano preventivo, la gente si affidava, accettava le regole, credevano che un grande sforzo collettivo, per qualche settimana, potesse produrre una soluzione definitiva.
La promessa della primavera e poi dell’estate, riusciva a renderci il pensiero di una rinascita.
Addirittura si riusciva a scherzare sull’autocertificazione, sulla scuola a distanza, sui banchi a rotelle, sui Dpcm…
Oggi tutto si contraddice, e anche dalle spiegazioni delle contraddizioni nascondono altre contraddizioni.
I simboli sono stati strappati dalle stagioni e, sulle bandiere italiane rimaste appese ai balconi, non piove nessuna speranza, anzi la pioggia torbida delle lite al governo, ci fanno vivere come bandiere spinte dal vento, che non sanno dove le porterà via.
Il personale sanitario viene considerato portatore di bugie, di cure che uccidono, i banchi a rotelle sono parcheggiati nel paese dei Balocchi, le città sono piene di persone che negano i propri morti e le mascherine, sempre le stesse, nascondono una smorfia, la smorfia di chi vuole vivere ma non crede più di tornare alla vera vita.

Eppure la vera vita avanza, con la crescita della coscienza, con il cercarci, con il voler ascoltarci, con la voglia che tutto finisca per potere festeggiare un nuovo insieme.

di Yuleisy Cruz Lezcano