Nella notte di Roma

non spira vento

che non sia tramontana

scompiglia le chiome

sono tutti meduse

tranne noi che le teniamo rase

cercando l’essenza delle cose

e le punte di basette

sono lingue d’elmetti

barbe incolte,

saggezze accennate

i nostri istinti monaci legionari

il segreto dei templari

il coraggio di nascondersi

siamo uomini d’altri tempi

e ci chiediamo

se qui quando crollò l’impero

era lo stesso il vento

o più leggero…

O mia cara, mia cara

notte di Roma

tu sei la libertà tabula rasa

sulla complanare dagli alberi spogli

sul guard-rail che scavalco

in un ossequio slancio vitale

baci di antropofagi

agli angoli delle strade

io parlo solo lo sguardo

aleggia la brama

io controvento

leggo al contrario

Amor…

mi spira.

Guido Tracanna

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