Coinvolgente come non mai, ci addentriamo nelle scure ripercussioni di un sentimento assai pericoloso come può esserlo la gelosia malata.

Parker insieme ai suoi collaboratori in questo 6°episodio della saga sarà ingaggiato per risolvere un caso molto spinoso. Si troverà così senza indizi e a barcollare nel buio in un susseguirsi di sospetti. La polizia dovrà ripulire i casini lasciati da quest’ombra che gioca a tirare i fili della vita che circonda il detective e a noi lettori lascerà l’ansia costante di essere sempre un passo indietro rispetto ai miseri dettagli che Parker raccoglierà nelle sue investigazioni.

Sarà una lotta all’ultimo secondo che sconvolgerà le nostra mente.

Intrigante e incalzante, cadenzato dallo stile inconfondibile dello scrittore. 

Troveremo la cornice dell’intreccio principale che si sviluppa e si amalgama alla storia principe del capitolo.

Una saga avvincente che tiene il lettore col fiato sospeso.

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L’inossidabile Parker, stavolta, deve risolvere un caso molto ambiguo. La bellissima Amber soffre di gelosia. “Sente” che suo marito la tradisce. Sarà vero? La donna assolda un killer perché vuole eliminare il consorte. Poi, però, capisce di essersi sbagliata e, presa dai sensi di colpa, vuole salvare il coniuge, facendosi aiutare dal nostro detective. Riuscirà Parker a dipanare i fili della ingarbugliatissima matassa? Salvatore Scalisi ci condurrà, come sempre con penna felice, dentro una storia davvero ricca di “suspense”. L’esito non è per nulla scontato e sorprenderà il lettore con un finale a sorpresa.

Pro. Ssa Maria Carmela Benfatto.

Una raccomandazione che il detective prende ben volentieri, anche se non ha bisogno di particolari stimoli che lo invoglino a chiudere il caso nel più breve tempo possibile.

Parker, raggiunge la via indicatagli dalla donna. La zona, come spesso accade in questa parte periferica della città, è totalmente lasciata al buio. Non si vede anima viva; e non potrebbe essere altrimenti. A chi verrebbe voglia di passeggiare di sera in un posto simile? Bene che vada, si rischia di essere fermato da qualche piccolo delinquente che, sotto la minaccia di una pistola o di un coltello, chiede al malcapitato di turno di dargli tutto quello che di prezioso possiede addosso. Sceso dalla macchina, il detective si sofferma a osservare il vecchio palazzo dinanzi. Deve salire al settimo piano; spera tanto che ci sia l’ascensore e che funzioni. Fortunato. L’uomo entra nell’abitacolo dell’ascensore e preme il pulsante relativo al settimo piano. Parker, una vota arrivato, muove i primi passi nel pianerottolo per capire in quale dei quattro appartamenti è andato a rifugiarsi Bell Luther. Nulla è lasciato a caso; quella porta socchiusa è un segnale inequivocabile di invito ad entrare. Un invito alquanto insolito, che richiede la dovuta attenzione. Il detective tira fuori la pistola, spinge lentamente la porta e si immette nell’appartamento. Al suo interno, Parker avanza nel buio lungo il corridoio e, tralasciando le due stanze chiuse, si avvia in una terza, lasciata deliberatamente aperta. Giunge sulla soglia della camera da letto, quando vede Bell Luther al centro della stanza, di profilo, seduto e legato ad una sedia con accanto un piccolo tavolino circolare alto, su cui è appoggiata una ricetrasmittente.

«Non entrare!» gli supplica l’uomo, con la faccia rivolta alla finestra con le ante aperte. «Se fai un solo passo, mi fa saltare il cervello. È lì fuori, che mi tiene sotto mira con un fucile di precisione; è molto bravo, non sbaglierà il bersaglio.»

«Sì, lo so» replica il detective, a cui è dato di vedere solo una parte della stanza, sufficientemente illuminata da una piantana.

«Ci sta ascoltando» dice Luther, volgendo lo sguardo sulla ricetrasmittente. «Se dico una sola parola sbagliata, preme il grilletto.»

«Non lo farà.»

«Mi ha detto di riferirti che la colpa dei morti ammazzati è solo tua. Non era nei suoi programmi spargere tanto sangue; il suo obiettivo era eliminare una sola persona. Poi sei entrato in scena tu, e allora, ci ha preso gusto a contrastarti. Quasi fosse una gara. È diventata una cosa personale. Porterà a termine il suo lavoro, senza che tu possa impedirglielo. Ci tiene a farti sapere che si è divertito tanto. E il concerto non è ancora finito.»

«Finora ti è andata dritta … ma ti assicuro che ti scoverò e ti spedirò all’inferno! Non hai nulla da dire?» Parker, spera che dalla ricetrasmittente escono le parole del misterioso killer.

«Se credi che ti risponda, scordatelo!» gli dice Luther.

«Be’, allora devo pensare che la messinscena è finita.»

«Me la sono fatta addosso dalla paura … non credo che mi lascerà vivere. Ti prego non farlo! Dalla mia bocca non uscirà una sola parola, andrò via lontano, te lo giuro …»

Luther, sa benissimo di avere i secondi contati; il suo è un disperato sfogo che non gli servirà molto, e di questo Parker ne è convinto. Per tentare di salvargli la vita, non gli rimane che una cosa da fare; ed in fretta. Il detective si butta di slancio su Luther, facendolo cadere insieme alla sedia per terra, fuori dalla visualità della finestra. Disteso prono sul pavimento, Parker tira un sospiro sollievo, ma le parole pronunciate dall’uomo accanto, sanno di un’atroce beffa.

« … non servirà a nulla.»

Parker, gira di scatto lo sguardo in direzione opposta della stanza, ed osserva col nodo in gola la grande vetrata che si affaccia sul balcone. Dal fucile di precisione appoggiato sul davanzale della finestra di un appartamento del palazzo di fronte, partono due colpi. La grande vetrata cade in frantumi, Luther, che nel frattempo aveva affidato la sua anima a Dio, viene raggiunto al capo; l’uomo passa dalla vita alla morte senza accorgersene. Parker, si lascia rotolare rapidamente sul pavimento, fino a raggiungere la soglia della porta e portarsi fuori dalla stanza. Poi si alza in piedi.

«Cristo!» esclama con rabbia il detective. «Sei il diavolo in persona! Hai voluto risparmiarmi, lo so, perché vuoi che assista al completamento della tua opera. Un errore che ti sarà fatale. Ti ammazzerò!» dice Parker, volgendo lo sguardo sul corpo inerte di Luther.