Alessandria: Quando ero piccola, a fine anno i miei genitori ricevevano in dono molte agende. Le banche, le agenzie di assicurazioni, le librerie potevano ancora permettersi di omaggiare con simili regali i propri clienti. I miei genitori ne ricevevano talmente tante, da doverne regalare a propria volta.

Perché le agende non andavano sprecate. E una iniziò ad arrivare anche a me. Ogni anno, a dicembre. E io aspettavo tassativamente il primo giorno del nuovo anno per aprirla e compilarne, emozionata, la prima pagina, quella con l’intestazione, in attesa di riempire i giorni a venire.

Cercavo di usare la mia grafia migliore nello scrivere il mio nome, la data di nascita, l’indirizzo. E poi, col tempo, le agende non sono più arrivate. Arrivavano calendari. E poi, neanche più quelli. Stamattina, primo gennaio, ho tolto il rivestimento di plastica trasparente dalla mia agenda 2021 e ho compilato la prima pagina, sforzandomi di non fare errori.

E mi sono accorta oggi, per la prima volta, di aver involontariamente creato un rito, che ripeto ogni primo dell’anno. Portando intatto con sé quel senso di attesa gioiosa. Come lo sguardo ancora un po’ ingenuo di una 14enne, che sogna di andare in settimana bianca con la scuola a febbraio.