Un fiore reciso, di Silvano Cappelletti

Un fiore reciso

Da qualche parte, un padre ed una madre Lucia doveva pure averli, solo che lei non sapeva dove.

Capita a volte di avere l’impressione che il mondo stia per crollarti addosso e, tu non riesci a toglierti da sotto in tempo, allora ne senti il peso che ti schiaccia.

Lucia in quei momenti cercava una mano cui aggrapparsi, ma sembrava che nessuno si accorgesse della sua esistenza. Eppure quando era nata, per sua madre doveva essere stata una cosa molto ingombrante.

Non era stata abbandonata vicino ad un cassonetto dei rifiuti e, neppure sui gradini di una chiesa: come spesso capita. Lei l’avevano trovata su una spiaggia, mentre dormiva serena all’ombra di una barca di pescatori:- Che Dio abbia cura di te – c’era scritto sul biglietto lasciatole accanto.

Lucia una specie di famiglia, l’aveva pure trovata, solo che non aveva funzionato. La coppia cui era stata data in adozione, aveva sbagliato giocattolo. Così era cresciuta in un orfanotrofio. C’era rimasta fino alla maggiore età, finché qualcuno aveva aperto la porta dell’istituto, dicendole che lei lì non poteva più stare, che era libera di andare dove avrebbe voluto. Solo che lei un posto dove andare non l’aveva.

Capita a volte che ti ritrovi in mezzo ad una strada e ti devi arrangiare in qualche modo per sopravvivere.

Lucia aveva anche provato a farsi una famiglia tutta sua, ma la sua storia d’amore era finita quando lei aveva manifestato il desiderio di avere dei dei figli. Lui le aveva risposto che doveva pensarci bene, che magari ne avrebbero riparlato un altro giorno. Un altro giorno non c’era più stato.

Soprattutto di notte Lucia era presa dallo sconforto e la solitudine le faceva più paura. Allora abbracciava forte il cuscino e cercava Dio. Ma Dio aveva già tante cose da fare che, chissà quando avrebbe trovato un pò di tempo anche per lei.

Capita a volte che non riesci a trovare le tue radici, allora ti senti come un fiore reciso.

Lucia ogni tanto raggiunge la spiaggia. Siede all’ombra di una barca di pescatori. Guarda l’orizzonte, fin dove il mare si confonde con il cielo. Stringe forte un pugno di sabbia e urla: – Mamma! dove sei?- ma la sabbia non risponde.

Capita a volte che il mare ti stringa in un abbraccio, e tu ti lasci cullare in un sonno eterno. Capita.

Silvano Cappelletti

Tratto da il mio primo libro ” Viaggio tra le righe”