Quattro racconti che, pur affrontando storie diverse, si inabissano nei meandri della memoria.

Lo specchio dell’anima:

La bambina l’osserva imperterrita, con il viso malinconico che non si addice ad una piccola creatura così dolce. Alessia le rivolge un sorriso sperando in cuor suo che sia contagioso. La bambina risponde timidamente. È già qualcosa. Ma fa una gran fatica a resistere, la tenue luce del suo viso sprofonda in un’espressione malinconica. Che sia destino? Alessia pensa che nulla succede per caso e che anche le situazioni più strane ed insignificanti possono celare delle realtà inconfutabili che non attendono altro che essere svelate. A un tratto la bambina si alza dalla sedia e si avvicina alla sconosciuta dal sorriso contagioso.

In fondo la direttrice della scuola non ha tutti i torti, è importante che si calmino le acque, e cosa ci sarebbe di meglio se non di staccare la spina? C’è da capire in che modo trascorrere queste inaspettate vacanze. Alessia non ha l’umore giusto per scegliere e decidere quale sia la meta ideale, ciò richiede un minimo di organizzazione e lei in questo momento ha la mente confusa. È anche vero che la vacanza servirebbe proprio a questo, sciogliere certi nodi, cercare di disperdere quella cappa opprimente che prima o poi finirebbe per sfiancarla e renderla vulnerabile ai feroci attacchi. La cosa positiva, c’è sempre un lato positivo, è che le accuse al momento non sono di dominio pubblico e quindi può starsene relativamente tranquilla e camminare a testa alta senza la paura di essere lapidata ancor prima che venga riconosciuta la sua colpevolezza. Decide di prendersi le ferie arretrate con l’idea di sfruttarle nel migliore dei modi, primo fra tutti “rassettare” la sua vita e rimettersi in carreggiata con uno spirito nuovo e, soprattutto, mettersi in pace con sé stessa. Forse, può sembrare strano, il richiamo informale della dirigente scolastica è caduta a fagiolo, in un momento in cui era necessario un cambiamento di rotta. Alessia i primi tre giorni li trascorre in città, tra schopping, ristoranti, visite ai musei e rappresentazioni teatrali, poi pensa bene di cambiare aria, di farsi una bella vacanza. Questo non significa che debba allontanarsi troppo, andare in capo al mondo, è sufficiente vedere posti e persone nuove. Niente aereo. Con un bagaglio con lo stretto necessario che deposita all’interno del cofano della berlina, inizia il suo viaggio “on the road”. Un desiderio che ha sempre avuto, spostarsi continuamente come una nomade, avventurarsi come un animale allo stato brado. La donna conosce bene la sua natura di anima libera, ribelle.

Una giornata particolare:

Non è il tipo di giornata che aveva pensato di trascorrere, ma in qualche modo bisogna portarla a compimento, nel bene o nel male. Una cosa però a Paolo gli è chiara, e cioè, se ne vedranno ancora delle belle, se si può usare questo termine. Non sa esattamente quale altra finestra si aprirà, ma scommette che, qualunque essa sia, non sarà per nulla piacevole. Allora, come succede in questi casi, meglio prepararsi al peggio. Una riflessione sorge spontanea:

– Nel corso della mia vita avrò fatto qualcosa di buono? –

Notti insonni:

Fino a quando questa commedia deve andare avanti? – dice l’uomo, disteso supino sul letto. La moglie a fianco gira il capo guardandolo.

– Hai una bella faccia tosta a chiedermelo – risponde lei. – non sono certo io a voler lasciare la famiglia. –

– Di quale famiglia parli? Tu non stai bene e lo sai benissimo, devi deciderti ad affidarti ad uno specialista se non vuoi che la baracca crolli. –

– Non sono malata, o quantomeno, non lo ero, è colpa tua, delle tue storie con altre donne se sono caduta in depressione. –

– Se è quello che pensi, perché non la chiudiamo una volta per sempre? –

– Non ti darò questa soddisfazione – afferma la donna.

– Soddisfazione? –

– Sì, di rifarti una nuova vita, dopo che hai rovinato la nostra; te lo puoi scordare! –

– Sì, hai ragione, mi sono stancato a sentire i tuoi deliri, nei prossimi giorni andrò via. –

– Sì, bravo, fuggi dalle tue responsabilità. –

– Paolo verrà con me. –

– Questo è tutto da vedere, non credi? –

La conversazione potrebbe durare all’infinito, creando un clima di forte tensione; l’uomo è consapevole di ciò, e allora preferisce darci un taglio, voltando le spalle alla moglie la quale, dal canto, suo non è che abbia tanta voglia di replicare. Si evitano reciprocamente, sapendo che la soluzione avverrà solo per vie legali.

                                                         ***

Sono situazioni non piacevoli, e non sarà certo uno studio legale a restituire loro la dovuta serenità. L’avvocato, una vecchia conoscenza, seduto dietro la sua scrivania cerca di essere il più chiaro possibile.

– Intanto bisogna verificare se sussiste in lei una condizione di instabilità psichica tale da compromettere la sua tutela nei confronti del minore e, da quello che mi hai raccontato, non sembra esserci dubbi, ma è importante andarci con molta cautela. –

– La cosa non mi fa piacere, ma ti dico che è malata mentalmente, nel tempo sono affiorati in modo evidente certi disturbi, che reputo preoccupanti per lei e per il bambino – replica l’uomo seduto dinanzi all’avvocato.

– Possiamo chiedere che venga sottoposta a visita psichiatrica, lei inevitabilmente si opporrà con tutte le sue forze, voglio dire, sarà una bella lotta. Il bambino come sta? – chiede l’avvocato.

– Non vive in un clima di serenità, questo è sicuro; ha capito tutto, come il fatto che quanto prima lascerò la casa. Ha paura che io l’abbandoni – risponde l’uomo.

– Alla sua età è comprensibile. –

– Io cerco per quanto mi è possibile di mantenere una condotta di normalità, basti pensare che io e lei continuiamo a condividere lo stesso letto, ignorandoci a vicenda, se non per accusarci del fallimento del nostro matrimonio. Ormai sono al limite della sopportabilità; troverò una sistemazione, anche se provvisoria. Mi dispiace per il piccolo, ma non ho alternative, siamo giunti al capolinea. Mi prenderò alcuni giorni per preparare il mio allontanamento, farò capire a Paolo che non scomparirò, perché lui è mio figlio, che amo tanto, che continueremo a vederci spesso e lo porterò sempre nel mio cuore e che nessuno al mondo potrà dividerci. –

– Ottima cosa! – osserva l’avvocato. – Certo, in queste condizioni dormire nello stesso letto è davvero problematico … te lo dico da amico. –

– Finora l’ho fatto per Paolo, sperando che la situazione potesse migliorare – afferma l’uomo.

– Cosa non si fa per i figli – replica l’avvocato.”

Verità nascoste.

La situazione comincia ad essere seria. Non era mai successo che in due anni dalla sua scomparsa la donna si presentasse al figlio in maniera così prepotente, anche se a livello immaginario.

– Forse è frutto della tua immaginazione – dice Paolo, durante la pausa di lavoro nella fabbrica di acciaieria.

– Beh, su questo ci credo, mica era lì davvero – risponde Egidio. – Immagino che tu non sia d’accordo con me, perché su queste storie ci vai a nozze. –

– Certo che no, anche se … –

– Cosa? –

– Lo sai in merito come la penso. –

– Appunto. Per questo ho voluto parlartene, pur sapendo già cosa avresti detto. –

– Lo sai, per me dopo la morte c’è una continuazione … non so in che modo e come sarà dopo, ma è così. –

– Vieni al dunque – gli chiede Egidio.

– Potrebbero rappresentare dei segnali – risponde Paolo.

– In che senso? –

– Questo proprio non lo so, probabilmente lo scoprirai. –

– Parli sul serio, naturalmente. –

– Volevi che dicessi la mia, giusto? –

– Già, e tu non ti sei fatto pregare, giusto? –

L’amico accenna ad un sorriso.

– Tranquillo, vedrai che tutto si dissolverà quanto prima. –

– Lo spero. Per carità, non ho nulla contro di lei, è pur sempre mia madre, ma desidero che riposi in pace.

– E contemporaneamente essere lasciato in pace – osserva Paolo.

– Sì, perché nasconderlo, è un bene reciproco, che senso avrebbe tutto ciò, sarebbe qualcosa di innaturale che creerebbe solo tensioni e nessun beneficio concreto, reale. La vita è tutt’altra cosa, una volta calato il sipario ogni argomentazione in merito è superflua – dice Egidio, chiarendo definitivamente il suo concetto sulla vita e sulla morte.

– Rispetto le tue idee, a prescindere di quelle che possono essere le nostre divergenze – risponde Paolo.

                                                                       ***

Dal modo come entra in casa e dai suoi movimenti, con quell’aria tesa simile ad un ladro principiante che sente addosso la paura di essere colto di sorpresa da un momento all’altro, è evidente che per Egidio quello che è successo non può essere cancellato con un semplice colpo di spugna. Qualsiasi sia stata la causa, importante è che quelle visioni non si ripetano più. In caso contrario si creerebbe una sorta di forzata convivenza che inevitabilmente sfocerebbe ad un crollo psicofisico dell’uomo. Ha la continua sensazione di non essere solo, e già questo di per sé non è un fattore positivo. Si prepara una frugale cena e dopo averla consumata si appresta a superare il momento più critico: mettersi a letto e possibilmente addormentarsi. Non ha voluto affidarsi a piccoli aiuti, come i tappi per le orecchie, proprio per verificare di persona se il problema fosse svanito o meno. Egidio ha cercato, per assurdo, di rimanere sveglio il più possibile, nella stanza avvolta nel buio, ma poi il sonno prende il sopravvento. Dorme disteso supino come un angioletto, quando, all’improvviso la voce prorompente della madre lo sveglia bruscamente.

Svegliati, sono qua!

L’uomo rimane impietrito con lo sguardo pieno di paura, incapace di ogni pur minima reazione, se non di infilarsi sotto le lenzuola come un bambino che tenta di nascondersi dai mostri della notte. Alla fine riesce con molta fatica a riprendere il sonno. La mattina seguente, con la luce del giorno che traspare dalle lenzuola, Egidio si sveglia nella stessa posizione in cui si era addormentato. Scopre lentamente la testa, guardandosi attorno, scongiurando ogni possibile brutta sorpresa. Alzatosi dal letto, lascia la stanza e si dirige in quella dei genitori. Immobile come una statua dinanzi alla porta è combattuto se entrare o desistere, che equivarrebbe ad una confitta.  Stringe i pugni per scaricare la tensione, ma a nulla è avvalso, allontanandosi in uno stato di impotenza e frustrazione.