Amarcord, di Vincenzo Pollinzi (capitolo 1)

 L`estate stava per finire,

                                                         Rocca era lontana e io

                                                       pensavo ai miei amici che

                                                      sarebbero ritornati a scuola.

                                                        A quell`angolo di Piazza…

                                                                     Vincenzo Pollinzi

Era uno di quei giorni di sole che sa dare la Primavera tra Maggio e Giugno,tutto ormai era pronto per la partenza e gli ultimi minuti sentivo un bisogno irrefrenabile di essere solo.Mi sono quasi nascosto e mi veniva da piangere.Sentivo che era un addio di quelli che lasciano il segno,uno di quegli addii destinati a durare tutta la vita.Per la prima volta pensavo al futuro con sentimenti e sensazioni confuse e contrastanti.

Poi successe tutto in modo molto rapido,i saluti,gli abbracci e via per Crotone,la ferrovia,il treno per raggiungere Hannover nella Bassa Sassonia a nord della Germania e dopo due giorni e una notte eravamo tutti stanchi e assuefatti da un viaggio cosi estenuante.

Aspettavamo quasi con impazienza un cenno di mio Padre per portare le molte valigie più vicino possibile alle porte e prepararci cosi a lasciare il treno a se stesso e toccare suolo sulla terra promessa:Hannover era ormai vicina,quasi a portata di mano, la grande città!

Nessuna sensazione di una qualsiasi emozione o curiositá, quelle sarebbero venute più tardi,in quel momento eravamo troppo occupati con le valigie nello scendere dal treno e con noi c`era molta gente,altri emigranti partiti con noi via via da Crotone,Taranto,Bari che da Hannover facevano tappa verso Wolfsburg,sede del grande stabilimento della Wolkswagen,in cui lavorava una percentuale molto importante di lavoratori Italiani,i più originari quasi interamente dal Sud Italia.

Fuori dalla stazione prendemmo il mezzo che ci avrebbe portato alla nuova destinazione e ricordo molto bene la meraviglia di osservare una grande città dalle finestre di un Tram.

L`appartamento assegnatoci era un`ampia mansarda con tre stanze, cucina e una stufa a legna o carboni,ma senza WC,che era sulla scale.Per tutti.

Faticavo a prender sonno nonostante la stanchezza.Il mio pensiero correva a Rocca,ai miei amici che presto sarebbero ritornati a scuola e non sapevo dire se era già la nostalgia o se ne ero contento.Anche la curiosità di scoprire presto il luogo dove eravamo appena arrivati si faceva strada in modo quasi del tutto naturale.

Ma era chiaro che avevamo lasciato alle spalle un pezzo importante della nostra vita e non riuscivo a scacciare un senso di paura,mista anche alla curiosità della mia età per quello che sarebbe venuto nel corso della stessa.

Sensazioni normali,mi dicevo che tutto era normale e cosi mi sono finalmente addormentato.