ALASSIO

Uscivi nei giorni di vento
infagottata nel rude cappotto, abbassato
il fazzoletto sul viso,
come le vecchie alassine. Alle svolte,
dopo tanti anni, ancora
l’occhio s’ostina a ingannarsi, a sorprendere
in altre la nota figura, onde il cuore
al duolo antico trasalga. La raffica
del tramontano violenta
lo sterile mare, sconvolge
la primavera malcerta. Un sì lieve,
un sì trascurabile errore di spazio
e di tempo, e saresti ancora qui.

SERGIO SOLMI, 1958

La lirica è dedicata alla madre, trasferitasi anziana ad Alassio, da poco defunta. Si affianca alle memorabili poesie di Ungaretti (“La madre” 1930) e di Montale (“A mia madre” 1943). Lo sguardo del poeta che cerca il volto di lei in altre donne, richiama la terzina finale di “Movesi il vecchierel canuto e bianco (Petrarca, Canzoniere, “così, lasso, talor vo cercand’io,/ donna, quanto è possibile, in altrui/ la disiata vostra forma vera”). Solmi (1899-1981) fu dirigente della Banca Commerciale italiana, importante studioso di letteratura francese e italiana, leopardista insigne. Splendida la constatazione ottativa finale. “Violenta” è il verbo, al presente indicativo, come “si ostina” e “sconvolge”, dopo l’iniziale imperfetto dell’incipit. I numerosi enjambements servono a rallentare il ritmo dei versi (liberi).