NAPOLI MUORE, di Vittoriano Borrelli

Brano a struttura atipica (strofa- intermezzo/ritornello-refrain-orchestra intercalare), musicalmente complesso, “Napoli muore” rischiò negli anni ’80 di essere prodotta dalla casa discografica Baby Records. Le titubanze della dirigenza di dare un taglio diverso alle strategie di mercato ( a quei tempi contrassegnato dai successi di Pupo e dei Ricchi e Poveri), fecero accantonare il progetto che in seguito non venne più ripreso.

 La canzone, scritta nel 1981 con la collaborazione del musicista milanese Salvatore Maniscalco che curò gli arrangiamenti, racconta le contraddizioni di una Napoli bella e maledetta nello stesso tempo, illusa e disillusa, anarchica e maestra di quella filosofia che appartiene solo ai partenopei: l’arte d’arrangiarsi.

 “Napoli muore” è una canzone senza tempo nonostante siano passati ben quarant’anni dalla sua creazione. Il testo lunghissimo, come la parte strumentale che dura oltre sei minuti, è uno dei più rappresentativi de “Le parole del mio tempo” pubblicato nel 2012 dall’editore Meligrana e inserito l’anno dopo nella raccolta “Poeti in costruzione” dall’associazione culturale “I Leoni di Ferro” a scopo benefico.

Il brano può essere ascoltato su YouTube cliccando sull’immagine in alto o accedendo a questo link: 

Le mie canzoni sono differenti.

Di seguito il testo:

NAPOLI MUORE

(V. Borrelli-S. Maniscalco-V. Borrelli)

Napoli muore con il vento dimenticandosi di sé

Napoli muore per un bimbo che vive senza un perché

poi si distende sul mio letto e fa l’amore con me 

bruciando giorni disgraziati svegliandosi nel caffè 

Napoli muore consapevole della sua oziosità 

e s’innamora in un bar per una stagione che verrà 

poi come un vecchio aspetta che 

il tempo passi senza novità 

Che mondo! 

Quattro puttane che ti passano accanto 

e fanno il girotondo senza le mutande 

Allegramente Napoli si droga e sogna per un po’ 

e si scatena in discoteca o legge libri in biblioteca 

poi guarda il cielo e canta amore cadendo ancora nell’errore 

e si traveste è un travestito e si rivede nel finito 

Napoli muore in bicicletta o in tanti uffici e scrivanie 

Napoli sente ma non parla è sempre in cerca di manie 

e se la vita si è impiccata Napoli crede all’avventura 

magari con tante valigie ed una storia un po’ più sua 

Napoli muore sui cartelli di proteste appesi ai muri 

Napoli muore di prostituzione e di falsi amori 

non è più come una volta od è la stessa 

ma cosa importa? 

Che mondo! 

Senza cortili e senza spazi per giocare 

che idea lasciare tutto 

e andare in giro a bestemmiare 

Quando il cielo si fa scuro e il sole è più pezzente 

quando la vita non è più sua 

Napoli prega qualche santo 

e grida forte: “Dammi tempo!” 

Quando mangia nei digiuni o tenta la fortuna 

Napoli diventa ironia 

chiedendosi se la sua vita 

è solo una ferrovia 

Napoli muore tra cortei e scioperi internazionali 

poi si confonde tra i confusi o si addormenta tra gli illusi 

Napoli muore ma lo sa perciò rimane come sta 

e si rassegna per la via o si ribella per apatia 

Napoli muore in giradischi nelle domeniche d’inverno 

oppure annega nel suo mare per depressione totale 

Non è lo specchio di se stessa 

Napoli piange anche se si fa festa 

Che mondo! 

Senza un momento da dividere in due 

Morire non è più forse una ragione per vivere 

Quando il cielo si fa scuro e il sole è più pezzente…

(Tratto da “Le parole del mio tempo”)

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