Cari amici di Alessandria Today, oggi voglio proporvi l’intervista ad una scrittrice non nuova all’editoria. Infatti il libro che ho avuto il piacere di leggere è il suo secondo romanzo: “Tutto ciò che il paradiso permette”, CAIRO Editore. Ma andiamo a conoscerla!

Parlaci di te. Chi sei e cosa fai? Sono giornalista pubblicista dal 2008, prima ho studiato e lavorato come fashion designer, poi ho fatto una scelta che è poi stata il mio percorso, cioè scrivere, comunicare. E da lì è nata la magia, anche se fin da bambina amavo le storie. Lette, ascoltate , viste al cinema o in tv. La sera
rielaboravo le vicende e le personalizzavo nella mia mente e ciò mi proiettava in un mondo nuovo,
solo mio. Questa per me è la magia della scrittura! Dal 2007 scrivo per giornali locali e per alcune testate americane come La Voce di New York e America24 (del Gruppo Il Sole 24 Ore). Curo la comunicazione di realtà nell’ambito della cultura e dell’enogastronomia. Ho pubblicato nel 2017 il romanzo Quella notte a Merciful Street (Trenta Editore).


Quando e perché hai deciso di scrivere questo libro? Quando avevo 13 anni, amavo (come ora) il rock ribelle degli U2, ero imprigionata in un corpo in evoluzione e come tutti gli adolescenti ero confusa sui sentimenti, le relazioni. Erano gli anni 90 e lo spettro dell’Aids era già presente nella società. Quella paura che serpeggiava tra gli adulti mi spaventava, era come un’epidemia dei sentimenti. Avevo in mente una storia che aleggiava nella mia immaginazione che doveva uscire fuori in qualche modo. Quando finivo di leggere un libro sentivo una sensazione di malinconia, come salutare i compagni di un lungo viaggio avventuroso.
Mi sono chiesta come sarebbe stato poter lasciare la stessa emozione negli altri. E ci ho provato…

Come è nata l’idea? Ho immaginato una storia tra due persone differenti tra loro, con un vuoto emotivo molto grande ma accomunate dalla voglia di ritagliarsi un angolo di Paradiso dalla morte e dalla malattia che
intacca il mondo fuori”.


Quanto c’è di te nei personaggi? Se sì quali? Chi scrive mette sè stesso in ogni riga,i personaggi in primis. Sono tutti dettati da suggestioni, ricordi, immagini,incontri e parte della propria personalità ed emotività. Harrie mi ricorda la me stessa alla sua età, con la testa per aria e tanti sogni ma anche la difficoltà di affacciarsi alla vita adulta, ai sentimenti non ben identificati.


Perche hai scelto di ambientare la storia in Irlanda? Ho raccontato della Dublino degli anni novanta, brulicante di nuove tendenze artistiche, che ho avuto la fortuna di visitare più volte proprio in quel periodo. Ho notato una grande voglia di emergere dalla spaccatura profonda che le lotte politiche e sociali interne avevano provocato. Per le strade e nei locali c’era sempre musica, ragazzi che si esibivano nei parchi, esplosione di tendenze artistiche. Come in tutti i Paesi che escono da situazioni simili, la reazione è proprio
quella di creare e trovare una nuova identità.

Quali sono i tuoi autori preferiti? Sono onnivora, e dipende dai momenti. A volte cerco storie più crude, come quelle scritte dalla Nothomb, oppure complesse come Murakami o Yoshimoto. sono entrambi geniali e costruiscono vicende articolate che avvolgono letteralmente il lettore pur dando moltissima attenzione all’uso
del linguaggio, delle descrizioni. Hanno il dono di creare mondi con le parole. A volte mi lascio attrarre da una copertina o dalle prime righe di una trama. Mi piacciono Garcia Marquez, Paul Auster, John Green. E ovviamente Stephen King. Andrea Camilleri, Umberto Eco, Stefano Benni, e Niccolò Ammaniti). Li trovo gli autori più significativi dell’ultimo secolo…storie che hanno fatto la storia della letteratura, di una terra, di un pezzo di passato ma che resta ancora attualissimo”.


Progetti futuri? Ovviamente impegnarmi al massimo per promuovere questo libro. Chi scrive al giorno d’oggi sa già che la promozione è alla base del buon esito di un romanzo. Non basta scrivere e ritirarsi, un libro ha bisogno di essere raccontato, veicolato con tutti i mezzi che ora abbiamo a disposizione, dai
social, alla fotografia, agli eventi di presentazione. Insomma, diventare comunicatori del proprio
lavoro. Il che non è per niente facile, soprattutto se si ha un carattere timido e schivo come il mio.
È molto più facile parlare degli altri che di se stessi e questo spiega la mia agitazione ogni volta che
devo presentare ciò che più mi appassiona… insomma, in questo caso Paul, che è una rock star,
potrebbe insegnarmi qualcosa! Tornando alla domanda ho già creato le schede personaggio per
un nuovo romanzo ma vorrei più tempo e calma per poter buttare giù la storia. Non riesco a non
scrivere, è più forte di me…

Grazie Manuela e in bocca al lupo per tutto!

Anna Pasquini – Alessandria Today di PC LAVA