Il romanzo si muove parallelamente su due binari diversi, che hanno lo scopo, a mio avviso, di tenere il lettore attento, perché il cambio di registro è sottile.Un metaracconto giallo, dove passato remoto e presente si mescolano sapientemente.Uno smodato approfondimento della verità assilla il protagonista, la sua personale ricerca di giustizia, affiancata al credo di un essere supremo, lo porteranno alla sua costante e meticolosa quanto personale indagine.I dialoghi sono indizi minuziosi, tratto inconfondibile dello stile dello scrittore. L’autore non lascia nulla al caso o in sospeso e anche le scene che sembrano a sé non sono altro che piccoli accenni a quello che diventerà la storia principe.

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L’atmosfera immobile che si respira nel piccolo ufficio della Questura si vivifica grazie al suono del computer che il giovane agente di polizia Luca adopera con grande professionalità. Seduto alla scrivania di fronte, l’uomo, dal fisico imponente, il volto cereo, in un momento d’inoperosità, sprofonda nei suoi pensieri rivolgendo lo sguardo distratto all’amico e collega.

“A cosa pensi?”

“Come fai ad accorgerti dei miei pensieri senza distogliere l’attenzione dal monitor?”

“L’ho fatto invece, in un batter di ciglia.”

“Più veloce della luce.”

“Può darsi che sia così, senza trascurare il prezioso aiuto che ricevo dal tuo atteggiamento che sembra girovagare chissà in quali fantasiosi orizzonti” osserva Luca.

“Nulla di fantasioso” replica l’amico. “Come ti trovi?”

“Intendi con il mio nuovo, comodo lavoro?”

“Sì.”

“Non vorrai dirmi che stai pensando a questo?”

L’amico Orlando accenna ad un sorriso. “Perché non dovrei?”

“Perché con la mente sei altrove, e non certo chiuso fra queste quattro mura” risponde Luca, alzando lo sguardo. “Comunque, se vuoi che risponda alla tua domanda, ebbene sì! Mi trovo bene!”

“Già! Sembra che lavori dietro la scrivania da una vita.”

“Conosco perfettamente il computer e poi riesco ad adattarmi a qualsiasi situazione mi si presenti, senza nessun problema.”

“Diciamo, che la nuova situazione l’hai voluta tu.”

“Lo ammetto!” replica Luca, continuando a pigiare i tasti del PC.

“Non ne potevi più di girare con le volanti.”

“Non era la mia massima aspirazione, lo sai benissimo.”

“Già. Contrario a ogni forma di violenza; un poliziotto atipico.”

“Lo credi davvero?”

“Sì. Una cosa che non riesco a capire è perché allora hai scelto di far parte delle forze di polizia.”

“Perché credevo che si trattasse di un lavoro come un altro.”

“Non ne sei più convinto?”

 Le dita di Luca improvvisamente si bloccano, allontanandosi dalla tastiera.

“Non ho detto questo.”

“È come se l’avessi detto” osserva Orlando.

“Nel corso della vita una persona può cambiare; ed è quello che è successo a me.”

“La riscoperta fede in Dio.”

“Ha influito parecchio, non lo nego.”

“Merito della tua adorata fidanzata.”

“Nulla succede per caso, e ti assicuro che averla conosciuta è stato un dono del Signore, e ciò mi ha cambiato profondamente.”

“Non ho dubbi. Un dono che intendi rispettare, naturalmente.”

“Naturalmente! Con serenità. Sai, credo che la squadra operativa non abbia perso un poliziotto ma, bensì, è la polizia di stato ad aver acquisito un buon impiegato d’ufficio” dice Luca, col sorriso sulle le labbra. “Perché non mi parli della tua scelta nel preferire la comoda poltrona di questo freddo ufficio, invece di una mansione più dinamica e imprevedibile…”

“Che mi avrebbe permesso una vita meno sedentaria, utile, quantomeno, al mio stato di forma fisica. Già, un motivo più che valido” ammette con velata ironia Orlando. “Non è stata una mia precisa scelta, mi sono visto catapultato qua dentro senza nemmeno rendermene conto; probabilmente, i nostri superiori hanno ritenuto necessario estraniarmi da compiti con un alto tasso di pericolo. Dovrei ringraziarli per la loro sensibilità. Certo, è anche vero che io non ho chiesto loro di voler cambiare la mia posizione …”

“L’avresti voluto?”

“L’ho fatto!”

“Cosa?” chiede attonito Luca, disinteressandosi totalmente del lavoro al computer.

“Ho chiesto di lasciare questo freddo ufficio per una mansione più movimentata” afferma Orlando.

“Di entrare a far parte della squadra operativa?”

“Esattamente! Per l’esattezza, uscire con la volante.”

“Allora è a questo che stavi pensando.”

“Sì. Da dopodomani, mi spiace, dovrai fare a meno della mia compagnia.”

“È stata accettata la tua richiesta?”

“Sì.”

“Perché non me ne hai parlato prima?”

“È quello che mi ero premesso di fare oggi. È stata una sorpresa consegnatami ieri.”

“Già, è una sorpresa anche per me. Perché l’hai fatto?”

“Perché sono un poliziotto!”

“Cosa ti succede? Cosa pensi che siamo noi? I nostri colleghi senza il nostro lavoro non potrebbero distinguersi come degli eroi, dovresti saperlo.”

“Certo! Mi guarderei bene dal pensare il contrario” afferma Orlando. “Desidero solo propormi in un contesto diverso; tutto qui!”

“Non è da poco, dopo tanti anni seduto dietro una scrivania” commenta Luca.

“È vero, ma è anche la cosa che maggiormente mi stimola.”

“Be’, se la metti su questo piano…”

“Capisco che un simile cambiamento sarebbe complicato da mandare giù per chiunque; è capace di sconvolgere un’intera esistenza.”

“Su questo non ci sono dubbi. Mina come l’ha presa?”

“Te lo saprò dire domani.”

L’incredulità di Luca si trasforma in un’espressione divertita.

“Conoscendo lei, la cautela è d’obbligo.”

“Lo sai com’è…”

L’amico annuisce. “Sarà l’ostacolo più duro da superare.”

“Se dovesse andarmi male, spero di poter contare su di te.”

“Naturalmente! Il divano letto non è fra i più comodi per lasciarsi andare a sonni tranquilli, ma, in casi di emergenza, va benissimo!”