BAROCCO ALESSANDRINO

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La chiesa di Sant’Alessandro quasi schiacciata fra gli alti palazzi che la circondano e con un piccolo sagrato sul davanti, rappresenta quasi sicuramente una delle migliori espressioni del Barocco alessandrino.

La posa della prima pietra avvenne il 9 settembre 1742; la consacrazione nel maggio del 1758, ma la facciata fu portata a compimento solo 150 anni più tardi dopo che il progetto iniziale fu probabilmente cambiato più volte.

Fondata dai Barnabiti assai diffusi in Piemonte ed entrati in città nel 1641, la chiesa nel 1785 fu riconosciuta parrocchia con privilegi speciali in considerazione dei meriti pastorali e culturali dei padri fondatori.

Benché la Chiesa si trovi nell’attuale via omonima, non è dedicata a Papa Alessandro III che fu pontefice dal 1159 al 1181 e che fu sostenitore della fondazione della nostra città, ma a Papa Alessandro I, quinto pontefice dopo Pietro e martirizzato ai tempi dell’Imperatore Traiano.

E a dirla tutta la chiesa non è neppure dedicata in esclusiva, infatti, oltre che ad Alessandro I è altresì consacrata a San Carlo Borromeo cardinale dagli elevatissimi meriti in tema di istruzione religiosa.

Soppressi i Barnabiti nel 1802 insieme ad altri ordini religiosi, la chiesa spogliata e ferita, privata dell’altare maggiore al posto del quale le truppe napoleoniche avevano issato l’albero della libertà simbolo della Rivoluzione Francese, viene parzialmente risistemata ed adibita a Cattedrale temporanea della città in attesa che i restauri della Chiesa di San Marco giungano a termine.

Sarà Cattedrale fino al 1810 avendo addirittura l’onore nel 1805 della visita papale di Pio VII che celebrò solenne funzione.

La facciata è caratterizzata da un elegante portale classicheggiante sormontato da un timpano; l’interno, costituito da un’ampia navata con quattro cappelle laterali, è riccamente decorato da dipinti e stucchi dorati di gusto assolutamente barocco.

Al suo interno due affreschi cari alla devozione popolare alessandrina. Il primo “Baudolino e le Oche” si trova nella prima cappella maggiore; per il secondo bisogna strabuzzare gli occhi all’insù e riguarda un episodio leggendario avvenuto durante l’assedio del Barbarossa in città…