Quella Estate, Giuseppe Buro

Quella Estate

Incastra i tuoi ricordi tra le mie

tegole vecchie e riparati dall’acqua

quando senti la saetta, mi ricordo

quella volta sulla paglia del fienile.

Era marzo, il prato rifiorito di sogni

e margherite, all’imbrunire mettevano

allegria, il profumo del tuo corpo ricopriva

la campagna, io ricordo quell’amore.

Ripetemmo quell’estate il Manzoni

e Don Rodrigo, era bello il nostro

mondo, tu ridevi già all’idea che

saresti diventata sposa.

Ero poco più di un ragazzo, ma le idee

ben precise, ti volevo tutta mia e

ti accarezzai i fianchi, dimenavi il corpo

sol per farmi un bel dispetto.

Poi il tempo corse in fretta e perdemmo

quell’affetto, io andai per mari e monti,

tu sposasti uno sfigato, ti ho rivista

di nascosto che giocavi a mosca cieca.

Che bellino il nipotino, rassomiglia

tutto a te, pelle bianca e occhi azzurri.

La giovane armonia è rimasta nel mio

petto e le corse le ricordo, per scappare

da mia nonna, con la scopa o il mattarello

rincorreva quel ragazzo scalmanato.

@ Giuseppe Buro