CARNEFICINA

Camminavano,
strascicando i piedi,
le teste rasate,
le facce come teschi
scolpiti.
Si muovevano
senza andare
in quel luogo di morte
dove nessuno pregava
e Dio era assente
da ogni peccato.
Il gelo si sprecava
adagiato sul filo spinato,
sopra quelle carcasse
umane
che non avevano piu nome, né una dignità
da mostrare.
Falsa la vergogna
d’allora e miserabile
il venir meno della memoria.
Altri giorni sono
passati e la Storia,
anche oggi,
ripropone sempre
la stessa carneficina!

UN CANTO

Sono morti ad
Auschwitz, Birkenau,
Treblinka.
Cenere alla cenere.
Famiglie tolte
alla Patria
come foglie all’autunno.
Nessuno raccoglieva
il grido disperato
che dalle Loro bocche usciva.
C’era tempo solo
per morire.
E il cielo
non si vedeva
annerito
da nuvole di fumo.
Al cadere della neve,
un bimbo cantò
prima di essere
ucciso.
Qualcuno lo colpì
sul volto col calcio
di un fucile.
Poi, venne gettato
nella camera a gas,
assieme ad altri
disgraziati.
La sua anima volò alta nel Cielo,
intonando un Inno
di Libertà che sconvolse l’Infinito!

I SOGNI DI IERI

Il dolore, non si può
scrivere sui muri.
O gettare in mare
come una barchetta
di carta
E neppure far volare
sopra un aquilone
dipinto di fantasia.
La paura della sofferenza, della morte, non valgono
un Messia, se l’anima,
non racchiude la fede.
Sei milioni di esseri
umani, uccisi, bruciati, resi cavie della razza Ariana.
Quanta sofferenza, ha assorbito la Terra. I mari e i fiumi del Mondo.
Quante lacrime
si sono unite alla pioggia.
Quante braccia,
non hanno potuto
più stringersi
e quanti fanciulli,
non riconoscersi più
nei sogni di ieri!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Pubblicato anche su VERSO – spazio letterario indipendente:

https://versospazioletterarioindipendente.wordpress.com/2021/01/25/giorno-della-memoria-tre-poesie-di-maria-rosa-oneto/?preview=true

Foto Pixabay


Foto Pixabay