“Quel che ora penso veramente è che il male non è mai “radicale”, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. Esso “sfida”, come ho detto, il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua “banalità”. Solo il bene è profondo e può essere radicale.”

“La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme”
 Hannah Arendt



La #GiornataDellaMemoria l’ho celebrata con decine di migliaia di foto, documenti e tweet: quell’hashtag andò ai primi posti della tendenza e – fra tutti – restai legata più d’ogni altro a questo libro.
“La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme”, di Hannah Arendt, opera che ho letto più d’una volta e che considero una pietra miliare della nostra storia.




@lementelettriche – di Paola Cingolani