Salve lettori, consiglio libroso:

“Doppie punte” di Michele Lamacchia.

Nel buio desolato dell’anima una fiammella seppur fievole cerca di non spegnersi. Il romanzo in un fluire di pensieri, trasporta il lettore in un mondo dove le parole non dette pesano più di un macigno. Anche se costantemente indebolita dai ripetuti e mai modificati negli anni giudizi, di circostanza, di regole non scritte della vita sociale.

Radici profonde,tradizioni arcane che si preoccupano più  del pensiero altrui, dove nessuno insegna il cammino da intraprendere, gli strumenti per affrontare gli ostacoli della vita, alle nuove generazioni, crescendo maschere di sopravivenza e la voce che ha intenzione di farlo viene ammutolita e soggiogata dalla figura matriarcale. 

La vita, un costante viaggio alla ricerca dell’accettazione di quello che si è, verso il profondo significato del non essere omologati o catalogati.

Quella fiammella prende vita solo lontano dalle malelingue, in una crescente trasformazione divampa la consapevolezza, arricchendo l’animo di una nuova speranza.

Nella cornice pugliese prima e poi romana degli anni ’70, in una società in continuo cambiamento, il pensiero tradizionale rimane immutato, portando a una chiusura nel protagonista all’interno del suo nucleo familiare.

Il suo sibillino e inconsapevole lungo pellegrinare nell’introspezione del io più intimo sarà la sua sfida più grande, in gioco la costruzione di un’identità, là dove le tradizionali usanze cercheranno di minare le basi di una vita piena.

La consapevolezza viene messa in secondo piano come se non fosse il punto focale, il culmine della piena soddisfazione della persona che riesce a diventare, è tutto nel suo divenire.

La lettura per mezzo di citazioni di autori celebri, di  canzoni e dell’uso di onomatopee rendono, stimolante e dinamica la narrazione.

Il simbolismo si nasconde nelle immagini più semplici, che fanno emergere argomenti che implicitamente sono tabù o relegati nel semplice epiteto denigrante.

“…La bellezza non ha a che fare con la perfezione, è nell’imperfezione, nell’accettazione rispettosa dell’incompiuto…” (cit.)

Nota personale:

“Doppie punte” è un romanzo carico di significati, di argomenti molto importanti affrontati in modo semplice. Sono entrata facilmente in empatia con il protagonista. Ho letto il romanzo, assaporando ogni frammento, la frustrazione per non essere capace di cambiare il mondo in cui vive il protagonista, perché non riesce a capire quello che al lettore è palese anche se sono intuizioni. Lo scrittore, a mio avviso, è stato molto bravo a dare al lettore in mano le chiavi, gli strumenti di comprensione senza per forza specificare quello che intende. E la trama scorre così fluida che l’evento principe accade così naturale che il lettore non aspetta altro.

Il mio modesto parere è consigliare questo tipo di letteratura non solo agli adulti ma sarebbe ideale per essere letto nelle scuole, un bravo insegnante saprebbe cogliere i capitoli focali per creare un tavolo di discussione senza pregiudizi, con la libertà di esprimersi nel rispetto dei pensieri.

Trama:

Nella famiglia di Piero, in una Bari esposta alla modernità, vigono rigidi canoni morali, sociali e comportamentali: in una casa per bene, la deferenza, il rispetto e la “buona creanza” non devono mai venire meno e qualsiasi diversità è marchiata come un segno di stranezza, di pericolosità o, peggio ancora, di depravazione. In questo contesto si configura (delicata, ironica e, a volte, cruda e fantasiosa), la storia di Piero. Tra i numerosi tentativi fallimentari di conformarsi agli altri, egli ambisce a fare, in modo mai urlato, le proprie scoperte e a trovare la propria vocazione nell’istintiva avversione per tutto ciò che sembra finto e costruito, contro pregiudizi e ipocrisie.