Tre piemontesi da Mattarella per le consultazioni. Tra un Conte ter e le ipotesi di unità nazionale l’auspicio comune è che il futuro esecutivo metta al centro politiche di sviluppo. Posizioni distanti sul rinvio delle elezioni comunali. Intervista doppia a Molinari (Lega) e Fornaro (Leu) Tre piemontesi al Colle. Saliranno al Quirinale a ventiquattr’ore di distanza uno dall’altro.

Giovedi pomeriggio Federico Fornaro guiderà la delegazione di Liberi e Uguali in quello che si annuncia il primo, ma non unico, giro di consultazioni del Presidente della Repubblica dopo le dimissioni di Giuseppe Conte e l’apertura formale della crisi.

Venerdì alle 16 il numero uno della Lega a Montecitorio, Riccardo Molinari, arriverà al Colle con i suoi omologhi e i leader del centrodestra che ieri ha annunciato che andrà unito e compatto dal Capo dello Stato. Un Un’ora dopo, alle 17, è la volta di Davide Crippa, ingegnere novarese di Oleggio, alla testa della truppa M5s della Camera. Tre capigruppo, due di maggioranza, uno di opposizione, tutti piemontesi, due addirittura della stessa provincia, quella di Alessandria.

A Fornaro e Molinari abbiamo chiesto di leggere la crisi, con un occhio alle vicende nazionali e l’altro rivolto al travaglio di un territorio, quello piemontese, piagato dalla pandemia non meno che da una recessione economica di lunga durata. 

Una crisi che si è aperta in piena emergenza sanitaria e che molti osservatori, oltre che esponenti politici, definiscono non comprensibile. È davvero così? E come se ne potrà uscire? Con un Conte ter o altre soluzioni, magari con il soccorso dei cosiddetti responsabili?   MOLINARI: “I temi che Matteo Renzi ha messo sul tavolo per aprire questa crisi, ma che aveva già sollevato l’anno scorso, rimandando la crisi per via della pandemia, sono temi assolutamente corretti e concreti.

L’atteggiamento autoritario di Conte di prevaricazione sul Parlamento, la mancanza di chiarezza sul Recovery fund, l’utilizzo della pandemia come scusante per qualsiasi inefficienza governativa quando i dati dimostrano che l’Italia è uno dei Paesi peggiori nell’affrontare la pandemia stessa, i temi della giustizia su cui il governo è caduto, sono tutte questioni reali.

Questa crisi, quindi è più che comprensibile. Come se ne esce? Penso che andrà in scena uno scontro proprio sulla figura di Conte. Questa crisi aperta da Renzi e spinta da gran parte del Pd sarà un redde rationem per tenere insieme la stessa maggioranza e togliersi Conte dalle scatole. Questo è quel che vuole Renzi, che fa comodo al Pd e anche a molti Cinquestelle che vedono nell’ormai ex premier una figura che può oscurarli. Diciamo che sono in tanti ad avere interesse a rimuovere Conte. Mi chiedo se saranno in grado oltre a cambiare Conte di mettere sul tavolo un’agenda politica diversa.

FORNARO: “Questa crisi era evitabile, sarebbe bastato che Renzi e Italia viva avessero tenuto un atteggiamento più responsabile. Tutti i sondaggi attestano come i cittadini facciano fatica a comprenderne le vere ragioni. È da dire che Renzi ha posto delle questioni vere, ma ha avuto delle risposte come le abbiamo avute noi. Si sarebbe potuto fermare lì e non aprire una crisi al buio, molto personalizzata visto che la questione era Conte.

E la storia insegna che quando si apre una crisi al buio si sa come inizia, ma non come finisce. Noi siamo convinti che si debba verificare se ci sono quei parlamentari che non più tardi di dieci giorni fa avevano detto che non erano disponibili a fare la ruota di scorta, ma lo sarebbero stati ad affrontare il tema se si fosse aperta la crisi formale.  Tra le ipotesi c’è anche quella di un Governo di unità nazionale. Quanto sarebbe percorribile questa via, sempre tenuto conto della situazione in cui versa il Paese a causa del virus e con l’Europa che paventa il rischio di poter perdere i fondi del Recovy fund se non si sta nei tempi? Meglio elezioni anticipate?

FORNARO: “Se il comportamento delle opposizioni fosse stato improntato in questo anno e mezzo a un atteggiamento simile a quello di molte altre opposizione europee, questo scenario in relazione alla pandemia sarebbe stato più forte. Per come la propaganda salviniana e meloniana ha finito per sopravanzare questioni di merito, la vedo complicata e difficile. Detto questo, sono soluzioni che non mi convincono, in democrazia è giusto che ci sia maggioranza e opposizione.

Le elezioni non sono una casa da evitare, ma oggettivamente credo sia l’ultima cosa di cui gli italiani ritengono ci sia bisogno. Il voto sarebbe una sconfitta della politica, l’immagine della casta che litiga mentre il Paese è in difficoltà”.

MOLINARI: “Per adesso non parliamo di quello che non è sul tavolo, adesso c’è il tentativo di allargare i numeri e presentarsi o con un nuovo premier o con il Conte ter. Detto questo tendo a escludere che Forza Italia voglia aprire a un governo istituzionale, visto che oggi (ieri ndr) abbiamo fatto una riunione e alle consultazioni andremo tutti insieme e diremo al Presidente della Repubblica che se non c’è una maggioranza, la via maestra è quella del voto. In seconda istanza, prima di un governo di unità nazionale, per noi ci sarebbe un mandato esplorativo affidato al centrodestra”.

Nel governo dimissionario la presenza piemontese è piuttosto numerosa: due ministre del M5s (Dasone e Pisano), una terza (Azzolina) trapiantata, una viceministra grillina (Castelli) e un sottosegretario alla Giustizia del Pd (Giorgis). Nel prossimo esecutivo quanto dovrebbe “contare” il Piemonte, visto che tutti premettono che l’esecutivo non dev’essere fatto col bilancino e la carta geografica, ma poi tutti in caso di scarsa rappresentanza si lamentano?

MOLINARI: “Questo è stato un governo molto sbilanciato verso il Sud, è un dato oggettivo e si è rimarcato nelle politiche del governo. Pensiamo ai bonus per gli investimenti per il Meridione, alle decontribuzioni sempre per il Mezzogiorno, alla voglia di mettere mano al tutolo V della Costituzione in senso centralista, mentre abbiamo l’autonomia rafforzata delle Regioni tenuta ferma da due anni. Se quello futuro fosse un governo di centrodestra il Nord e il Piemonte sicuramente avrebbero più peso

” FORNARO: “Credo che i livelli di selezione siano e debbano rimanere nazionali. La questione vera è tenere un’agenda Piemonte rispetto alle grandi questioni infrastrutturali e di politica industriale. Se a portare avanti le tematiche dell’automotive o di altro genere, come l’aerospazio, di rilievo per l’economia piemontese fosse un ministro di Bisceglie non mi creerebbe alcun problema. L’importante è che i temi e le questioni regionali siano nelle parti alte dell’agenda del Governo”. 

Se le elezioni politiche sono un’eventualità, quelle amministrative per rinnovare i governi di città importanti, tra cui Torino e Novara, sono in calendario. Eppure anche le urne di primavera paiono incerte. Secondo alcuni sarebbe opportuno farle slittare, in modo da superare la fase critica della pandemia e, possibilmente, nel frattempo vaccinare più persone possibile. Favorevole o contrario a spostare più avanti il voto per le comunali?

FORNARO: “Ho seguito in commissione Affari Costituzionale la discussione che ci fu lo scorso anno sulla data delle regionali che poi vennero fissate al 23 di settembre, su indicazione del Comitato tecnico scientifico. Guardando alla pandemia e alla campagna vaccinale credo che la data corretta sarebbe tra la seconda e l’ultima domenica di settembre.

Ragionando sull’impatto della pandemia e sui rischi, c’è da tenere presente le due settimane successive per il secondo turno, ma anche due mesi prima per la raccolta delle firme e la campagna elettorale. Insomma, non si tratta solo di due giorni, quelli del voto”.

MOLINARI: “Non siamo assolutamente favorevoli a un rinvio. Si è votato e si sta votando in Stati dove c’è la pandemia come in Italia. Siamo pronti ad andare alle urne per il Parlamento, non si vede perché si dovrebbero spostare le comunali”.

FONTE: LOSPIFFERO.COM

Federico Fornaro
Riccardo Molinari