A partire da oggi quasi tutta l’Italia è tornata in zona gialla, sostanzialmente andando verso un generale rallentamento delle restrizioni.
Questa scelta, supportata e stimolata da varie Regioni, è in netta controtendenza a quanto avviene in quasi tutta Europa, dove i lockdown rimangono o, addirittura, si inaspriscono.

Il lato che lascia perplessi di queste scelte è che i dati dell’epidemia in Italia sono tutt’altro che tranquillizzanti, con un numero di decessi che conferma una situazione di circolazione virale sempre notevole.

Qualcuno è contento e afferma che le restrizioni del periodo natalizio hanno evitato la “terza” ondata, dimenticando che in Italia, semplicemente, siamo ancora nel pieno della seconda ondata.

Nonostante siano passati ormai quasi tre mesi (per l’esattezza 78 giorni) dal picco, la curva dei nuovi casi (ormai chiaramente e fortemente sottostimata nei numeri) e dei decessi è stabilmente su valori alti e ben lontani da quanto avvenuto a marzo aprile, dove dopo un paio di mesi dal picco i numeri erano crollati a valori molto più tranquillizzanti.

Ricordo, per i molti con la memoria corta, che il 4 giugno 2020, quando ebbe termine il lockdown come concepito allora, in Italia c’erano stati 88 decessi e circa 200 nuovi casi.

Ora siamo a circa 14-15000 casi e circa 400-500 decessi al giorno, tutto questo da oltre un mese, stabilmente.