Il pane mancava

Non c’è più verità
nel Sepolcro della vita.
Giorni oscuri
attanagliano il Mondo.
Siamo corpi
senz’anima,
destinati alle tenebre.
Un silenzio funereo,
passa su strade dimenticate.
Nessun canto.
Nessuna voce.
Su un vecchio muro
sbrindellato,
una scritta di vernice:
“Non vi fidate
di chi il cuor
lo ha seppellito!”
Dalla rupe,
gettarono sterline,
e il pane mancava
alle bocche dei bambini.

Ho rubato il cielo

Ho rubato il cielo
in una notte
di luna piena.
Mi sentivo sola.
Senza carezze
a premiare il cuore.
Ho rubato il cielo,
dove nascondere
i peccati,
i sogni delusi,
le lacrime che
da bambina avevo
versato.
L’ho rubato
per farmi una veste
nuova.
Un nido di nuvole e
stelle.
Di cosmi avvolti e
infiniti.
Di sillabe musicali
che la notte nasconde.
Ho rubato il cielo
come ventre
di Madonna,
nido fetale in cui
tornare a vivere.
Speranza divina
che sparge gratitudine
e solleva la terra
dalla ferocia del male.

Prestami

Prestami
il tuo amore
di gioie e lusinghe.
Prestamelo
per un’ora soltanto.
Fa che siano
di seta le mie labbra
tinte di carminio
e le mani: braci
ardenti per accendere
il desiderio.
Prestami il tuo amore
per farne una video poesia, da rivedere
quando piove
o nei giorni di abulia
quando cammino
cieca per non guardare il dolore
Prestami il tuo amore,
te lo rimanderò
indietro, stanne certa,
stufa di
tanta ipocrisia!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Pubblicato anche su VERSO – spazio letterario indipendente



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