Antichi profumi, Luciano Testai

Antichi profumi          2011   

Ricordare antichi profumi…

perché ricordare colma i giorni della vita.

Ricordare il profumo della legna

appena tagliata come quei fascetti

raccolti sui pendii del monte dove

boscaioli e carbonai passavano intere

giornate di lavoro.

Raccogliere quella legna per l’uso

quotidiano e portarla sulle spalle nella

casa dove eravamo sfollati, la casa di

una zia vedova ritornata con la nonna.

Ricordo il profumo dei funghi del sottobosco,

profumi di erbe selvatiche, l’erba di S. Giovanni,

menta, rosmarino, ginestre in fiore.

Il profumo delle sorbe non mature che legavano

la bocca, i corbezzoli, le more, i fichi, l’uva

dall’aspro sapore.

Frutti dal sapore di natura incontaminata,

l’acqua del canale, dove creature d’acqua

dolce, e persino granchi bianchi come la luna,

vivevano nascosti sotto i grandi massi che

il tempo dei secoli aveva precipitato in fondo

alla valle.

Rumore di cascatelle d’acqua accompagnate

dal respiro del bosco, interrotto dal suggestivo

canto del cuculo, e sulle balze riarse dal  sole,

dal frinir di cicale.

Profumi di gioventù rimasti indelebili nel libro

dell’anima.

Come il profumo delle castagne, del pane cotto

nella legna, di olive appena frante, profumo di

farina dolce.

Profumi dei nostri avi, dei nostri nonni, precipitati

nell’oblio, come quei massi in fondo alla valle,

dove scorre il ricordo che lentamente scivola

verso il mare.

Luciano Testai 

( diritti riservati )

Foto la campagna appena ieri Fare legna