Fiaba di febbraio

Disegno di Roberto Busembai

Era nata in febbraio e quel mese dell’anno le piaceva, con il freddo pungente, il suo compleanno, le caldarroste, il caminetto acceso. Viveva con suo padre, che era il guardiano del faro, in un luogo isolato della costa. Il nome, Stella, glielo aveva messo lui.  Nelle notti serene lei e suo padre si avventuravano tra le rocce, lontani dal fascio di luce del faro che sciabolava sull’acqua e suo padre le indicava le stelle e una di quelle, le aveva detto, era sua madre che vegliava su di loro.

Quel giorno di febbraio Stella si svegliò  in una mattina gelida, fuori  intorno alla casa si distendeva un mantello di neve. Uno strano luccichio pendeva dalla finestra della sua stanza, sembrava un ghiacciolo formato per il freddo ma emanava luce. Si avvicinò  per guardarlo meglio, un omino di ghiaccio penzolava dalla sua finestra, stupita aprì gli stipidi e l’omino saltò sul davanzale. Stella sgranò gli occhi incredula. Poi lo prese tra le mani.

–Ehi, mettimi giù, hai le mani troppo calde, vuoi che mi squagli subito?- gridò l’omino.

Stella lo ripose sul davanzale. -Le stalattiti non parlano- disse  mentre esaminava l’omino con più attenzione.

–Io non sono una stalattite, sono un piccolo uomo.-

Una che si chiama Stella non ci mette molto a credere a una dimensione altra delle cose.

-Non posso farti entrare nella mia stanza, qui dentro fa troppo caldo per te-.

-Sei proprio la bambina giusta, –le disse l’omino- proprio ben scelta.

 -Scelta da chi e per cosa?- chiese Stella

-Ti ha scelto l’amore di tua madre dal cielo- rispose l’omino.

La bambina sorrise.-Anche tu vieni da lassù?

– Si,  sono una lacrima di tua madre che solo arrivando qua si è  congelata e mi ha dato un aspetto umano-

-Piange di tristezza, mia madre? –

-No. –disse l’omino- Io sono la sua lacrima d’amore per te. Ti porto un suo desiderio che solo tu puoi soddisfare.-

Stella si vestì  in tutta fretta e in un balzo fu fuori vicino all’omino.

-Andiamo alla scogliera, in quella grotta dove ti nascondi a volte-

-Ma sarà  inaccessibile, piena di neve-

-Per questo dobbiamo andarci- l’omino prese a correre davanti alla bambina. Stella lo seguiva ansimante.

Quando arrivarono alla grotta l’entrata era ostruita da un cumulo di neve e strani suoni venivano da dentro. Stella trovò un pezzo di legno abbastanza grande per poter scavare e liberare l’entrata.

Si mise al lavoro con l’omino che la incitava a far presto. Quando l’ultimo cumulo di neve fu spazzato via, la bambina gettò lo sguardo dentro la grotta. In una pozza d’acqua marina non gelata si dibatteva un piccolo delfino spaventato. Aveva bisogno d’aiuto. Corse al faro da suo padre, gli raccontò  tutto. Suo padre la seguì, prese il delfino tra le sue forti braccia e lo lasciò scivolare sulle onde. Quando Stella  guardò  di nuovo l’omino, si accorse che stava diventando più piccolo.

-Prendimi tra le tue mani ora,- le disse- tornerò ad essere la lacrima d’amore di tua madre-

Stella prese l’omino, unì le sue mani a quelle di suo padre e insieme attesero, con il sorriso di chi sa d’essere amato, che un’acqua celestiale scorresse leggera e calda tra le dita.

Grazia Fresu