https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/cinema/2021/02/07/billie-holiday-unicona-che-ha-sfidato-il-razzismo_dc2b5d21-8a76-42d7-8a2f-4f7413aca7ca.html

Donna forte, generosa e libera, anche nella sua sessualità. Paladina ante litteram dei diritti civili e bersaglio del governo americano e dell’Fbi di Hoover: una persecuzione che ha contribuito anche alla morte prematura della cantante, nel 1959, a soli 44 anni. Un vortice di contraddizioni, arte, tragedia e coraggio, che prende forma in The United States vs Billie Holiday di Lee Daniels, con una straordinaria Andra Day (cantautrice di classe, qui al suo debutto da protagonista) nel ruolo della grande artista afroamericana.
    Il film, in arrivo negli Stati Uniti su Hulu il 26 febbraio, ha appena conquistato due nomination ai Golden Globe: come miglior attrice in un film drammatico per Andra Day (data fra le favorite anche per la candidatura agli Oscar) che torna in gara anche nella cinquina della miglior canzone, Tigress and Tweed, da lei interpretata e scritta con Raphael Saadiq. Quando pensiamo al movimento dei diritti civili, “vengono subito in mente nomi come Martin Luther King, Malcolm X, Gandhi, Rosa Parks. Secondo me Billie Holiday ha dato impulso a quel movimento – spiega Lee Daniels nell’incontro online con Andra Day organizzato dall’American Cinemateque – con la sua canzone ‘Strange Fruit’ (uno dei suoi brani simbolo, nel quale si parla del linciaggio di un uomo di colore, lo ‘strano frutto’ appeso all’albero) ed è un fatto che non si trova nei libri di storia.
    Poi anch’io ho lottato contro le mie dipendenze e come artista comprendo il percorso di Billie, sentivo di doverle rendere giustizia”.
    Andra Day sapeva che il governo “avesse dato la caccia a Billie Holiday, ma non fino a che punto si fosse spinto – sottolinea la cantautrice, che per il ruolo è dimagrita di 17 chili e ha reinterpretato tutti i brani -. L’unico modo che avevano di portare avanti quel sistema di oppressione era schiacciare la verità, quella che Billie cantava”. (ANSA).

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