GIARDINO D’INFANZIA

febbraio 05, 2021

Vittoriano Borrelli

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GIARDINO D’INFANZIA

Dall’album “Malinconico digiuno” del 1981, questa canzone, dalle forti reminiscenze leopardiane, racconta la storia di un’infanzia rubata sicché il ricordo che ne deriva è il rimpianto di una giovinezza idealizzata ma mai vissuta veramente. Musicalmente orecchiabile nonostante il testo impegnato, Giardino d’infanzia si colloca a pieno titolo tra i pilastri fondanti delle parole del mio tempo.

GIARDINO D’INFANZIA

(V. Borrelli-S. Maniscalco-V.Borrelli)

Nel giardino d’infanzia nascondevo il peccato 

le bugie con mia madre e con mio padre invecchiato 

Dopo un po’ mi stendevo sopra il suolo bagnato 

e guardavo il mio cielo farsi sempre lontano 

Qualche volta per sbaglio arrossivo nel buio 

addormentandomi su un letto freddo e di nessuno 

Nel giardino d’infanzia c’era la fata turchina 

con il corpo sottile e con la faccia ruffiana 

Mi diceva perché sognavo altri orizzonti 

se la vita era quella alle spalle dei monti 

Sotto alberi di ulivi i miei occhi erano vivi 

ascoltavo il mio tempo e le voci del vento 

Nel giardino d’infanzia la mia faccia era pulita 

e facevo all’amore per cambiare un po’ vita 

Io stringevo tra le mani due rami vecchi e spinosi 

e baciavo il mio tronco con pensieri scabrosi 

Vita mia dove sei? Perché fuggi da me? 

Ho bisogno di te sempre e solo di te 

Quante volte ho rubato l’anima alla poesia 

quante volte ho cercato di andarmene via 

Dietro il niente restavo e in silenzio morivo 

Nel giardino d’infanzia nei discorsi del nonno 

c’era la verità di leggende e di imbrogli 

Io fumavo il mio vento mentre mi disprezzavo 

perché avevo accettato il mio destino segnato 

Vita mia dove sei? Perché fuggi da me? 

Ho bisogno di te sempre e solo di te 

La mia vita moriva prima di incominciare 

le mie idee erano ombre e volavano sole 

Dietro il niente restavo e in silenzio morivo 

Nel giardino d’infanzia quante cose ho lasciato! 

La mia terra il mio sangue 

il mio giorno rinunciato 

Dietro il niente restavo 

e in silenzio morivo

(Tratto da “Le parole del mio tempo”)