FORSE LA MIA ULTIMA LETTERA A MEHMET

Non vivere su questa terra
come un inquilino
oppure in villeggiatura
nella natura
vivi in questo mondo
come se fosse la casa di tuo padre
credi al grano al mare alla terra
ma soprattutto all’uomo.
Ama la nuvola la macchina il libro
ma innanzi tutto ama l’uomo.
Senti la tristezza
del ramo che si secca
del pianeta che si spegne
dell’animale infermo
ma innanzitutto la tristezza dell’uomo.
Che tutti i beni terrestri
ti diano gioia,
che l’ombra e il chiaro ti diano gioia
che le quattro stagioni
ti diano gioia,
ma che soprattutto, l’uomo
ti dia gioia.”

Nazim Hikmet 1953 tr. Joyce Lussu
Quando il padre morì, Mehmet aveva 13 anni.
Due aneddoti: quando nel 1950 Hikmet fu liberato, avrebbe voluto venire in Italia, ma il capo del nostro governo, Mario Scelba, gli negò il visto di ingresso perché “comunista”. Quando era ospite a Mosca scrisse “Ma è mai esistito Ivan Ivanovic?”, feroce satira dei burocrati sovietici.