In Italia chi nasce in una famiglia svantaggiata va male anche a scuola. E chi ha i genitori senza diploma lascia gli studi Dove nasci, in che posto vivi e la condizione sociale della famiglia restano in Italia un aspetto fondamentale per determinare la propria vita.

In altre parole: la mobilità generazionale è bloccata nel nostro Paese. A dirlo è la ricerca presentata nei giorni scorsi dall’Osservatorio sulla povertà educativa nato dalla collaborazione tra “Con i bambini” e la fondazione “Openpolis”. Una fotografia che segnala elementi fortemente preoccupanti per i giovani di oggi e per gli anni a venire.

Il primo dato che balza all’occhio è questo: tra gli alunni di terza media, all’ultimo anno prima della scelta dell’indirizzo da prendere, i divari sociali sono molto ampi. Chi ha alle spalle una famiglia con status socio-economico-culturale alto, nel 54% dei casi raggiunge risultati buoni o ottimi nelle prove di italiano. Per i loro coetanei più svantaggiati, nel 54% dei casi il risultato è insufficiente.

“Questi dati – commentano i ricercatori – ci dicono come la condizione sociale si trasmetta di generazione in generazione. Nascere in una famiglia con meno opportunità da offrire significa generalmente partire già svantaggiato anche sui banchi di scuola”. L’Osservatorio cerca di guardare un po’ più in là: “Quello che gli adolescenti stanno apprendendo oggi, in che misura stanno sviluppando le proprie conoscenze e interessi, determinerà la direzione del Paese tra pochi anni. Il livello di istruzione, di competenze e conoscenze è strettamente collegato alle possibilità di sviluppo di un territorio. Questo vale non solo nel confronto tra Stati, ma anche tra aree diverse di uno stesso Paese”, spiegano i promotori dell’indagine. Dai numeri della ricerca emerge che “nei test alfabetici l’87% dei capoluoghi del nord Italia presenta un risultato superiore alla media italiana. Nell’Italia meridionale e centrale la quota di comuni che superano questa soglia scende rispettivamente al 25% e al 36%. Un dato che, oltre a confermare i profondi divari territoriali tra gli adolescenti italiani, sembra essere legato alla quota di famiglie in disagio nelle città”. Ad abbandonare più spesso gli studi sono proprio i figli di chi non ha diploma: i due terzi dei figli di genitori entrambi senza il famoso “pezzo di carta” delle superiori, non si diplomano a loro volta.

Anche la qualità della scuola ha i suoi effetti. Spesso c’è il rischio di uscire dalla secondaria di secondo grado con un’istruzione non adeguata. “Questo pericolo – cita il documento dell’Osservatorio – è molto più concreto nelle aree interne, dove l’offerta educativa viene più spesso minata da fattori come l’alta mobilità dei docenti, pluriclassi composte da alunni di età diverse, scuole sottodimensionate”. C’è infine un ultimo aspetto che riguarda gli adolescenti migranti: tra gli studenti italiani delle scuole superiori statali, quasi la metà frequenta il liceo, poco meno di un terzo i tecnici e circa uno su 5 gli istituti professionali. Tra gli stranieri, e in particolare le ragazze e i ragazzi con cittadinanza extra-Ue, la quota di liceali si dimezza, scendendo al 24,4%.

Fonte: ilfattoquotidiano.it