Damolti mesi ormai, si parla moltissimo di vaccini e molto meno di terapie per i pazienti affetti da COVID-19. Sebbene i vaccini rappresentino la soluzione a lungo termine, nel breve o per chi sta combattendo già adesso con la malattia, ci sono novità? Proviamo a fare il punto.
Plasma iperimmune: nonostante le grandi aspettative che questa terapia ha generato, i risultati non sono soddisfacenti. La terapia si basa sul trasferire gli anticorpi generati dai soggetti guariti da COVID-19 (presenti nel plasma, la parte liquida del sangue) ai pazienti con l’infezione in corso. Gli studi clinici controllati e randomizzati, gli unici in grado di dirci se davvero una terapia funziona, hanno però dimostrato che questa terapia non riduce la mortalità dei pazienti gravi e non ne allevia la sintomatologia. La terapia potrebbe essere invece di supporto nelle fasi iniziali dell’infezione, esattamente come per gli anticorpi monoclonali, ma servono più studi per capirlo.
Anticorpi monoclonali: possono essere considerati come l’evoluzione farmacologica della terapia col plasma, perché si basano sullo stesso principio e cioè fornire al paziente anticorpi in grado di bloccare il virus. Nonostante siano stati approvati per uso di emergenza sia negli Stati Uniti sia, recentemente, dall’AIFA, non ci sono dati robusti che ne dimostrino l’efficacia ed è piuttosto sorprendente che l’approvazione sia arrivata senza che siano stati completati gli studi clinici. Sappiamo che, come nel caso del plasma, gli anticorpi non funzionano nei pazienti gravi. Alcuni dati preliminari suggeriscono che possano però essere utili nelle fasi precoci della malattia. Saranno quindi destinati a pazienti a rischio, per età e patologie, nei primi giorni dell’infezione, per evitarne l’aggravarsi. Anche in questo caso, è necessario proseguire con gli studi clinici per valutarne sicurezza ed efficacia.
Tocilizumab: si tratta di un anticorpo monoclonale che però, questa volta, non riconosce il virus ma una nostra proteina, il recettore dell’interleuchina 6. Impedisce il legame di questa citochina infiammatoria con il suo recettore sulle nostre cellule e quindi riduce l’infiammazione associata a COVID-19. Questo farmaco, utilizzato per l’artrite, sembra ridurre il rischio di morte nei pazienti con malattia severa. Altri anticorpi che modulano la risposta immunitaria sono in studio.
Azitromicina/Clorochina/Idrossiclorochina: i dati ottenuti con i trial clinici controllati e randomizzati indicano che questi farmaci non funzionano.
Remdesivir: nonostante le aspettative, i dati non indicano un beneficio sostanziale nell’uso di questa molecola antivirale nei pazienti COVID-19. L’uso al momento è quindi limitato.
Nuovi farmaci: la ricerca continua e migliaia di terapie sono in esame, in varie fasi di sviluppo. Si dividono principalmente in due categorie: i farmaci che agiscono sul sistema immunitario, aiutandolo a combattere il virus o limitando l’infiammazione; e i farmaci antivirali, che bloccano la replicazione del virus stesso. Speriamo davvero che da questi studi emerga in tempi brevi un farmaco semplice ed efficace che permetta di combattere il virus e fermare ricoveri e decessi.

(“Fascia Viola” pubblicata sul Corriere del Veneto)