I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le loro risa la loro invidia

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Loro sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

JACQUES PREVERT tr. Gian Domenico Giagni

Les enfants qui s’aiment s’embrassent debout
Contre les portes de la nuit
Et les passants qui passent les désignent du doigt
Mais les enfants qui s’aiment
Ne sont là pour personne
Et c’est seulement leur ombre
Qui tremble dans la nuit
Excitant la rage des passants
Leur rage leur mépris leurs rires et leur envie
Les enfants qui s’aiment ne sont là pour personne
Ils sont alleurs bien plus loin que la nuit
Bien plus haut que le jour
Dans l’éblouissante clarté de leur premier amour.

E’ un inno all’amore, quello degli adolescenti, quello profondo e ingenuo dei giovani o di coloro i quali sono rimasti tali nel loro profondo, e sanno amare con la semplicità propria di ‘un enfant’; i due si abbracciano nascosti dallo sguardo curioso di coloro che, invece, maliziosamente, scrutano i loro volti e puntano il dito contro di loro; i passanti sono incatenati dalla rabbia dell’egoismo, perché incapaci di emozioni autenticamente umane, ma ‘les enfants’ (e non tanto ‘les jeunes’ – scrive Prevert – quasi a sottolineare la spontaneità dei bambini), sono lontani, ignari del buio delle anime altrui, e restano pudichi, disegnando i confini della notte solo con la loro ombra, ma levandosi ‘Bien plus haut que le jour’, perché solo l’esperienza del loro ‘premier amour’ può trasformarsi in’ luminosità abbagliante’.
elena di gesualdo