Compagno di sventura

Non conveniva
parlare
con la paura stretta
al collo,
come un cappio
ben serrato.
Sembrava
un’offesa,
lo schiaffo del sole
che spudorato
entrava dalle persiane.
L’ambiente,
sporco e
maleodorante,
puzzava di menzogne,
di bugie e povertà.
Assistevamo,
quasi incoscienti,
al nostro debutto
all’Inferno.
In un Carcere a vita,
dove ci saremmo:
sbranati, vilipesi,
abusati nella carne
e nell’anima.
Restai incolpevole:
vagando come un animale selvatico.
Truccandomi da vecchio.
Confuso con altri
disperati che giocavano
la propria sorte
in strada.
Solo, con due cani,
magri e sdentati,
che mi avevano
scelto come
ultimo compagno
di sventura!

Nudi

Effimera
la felicità
che non dimora
nell’anima,
che non bussa
alle porte del cuore,
che non si fa
misericordia
per chi non possiede
nulla.
Effimera
la ricchezza che
strazia le tasche,
sfonda i bauli,
acceca la vista
con i suoi sortilegi.
Assai povera
quella ricchezza
che vive di lustrini
e lusinghe
e non si offre agli altri,
se non come
sberleffo.
Assai misero
quel piacere,
affogato
nelle viscere
della lussuria,
consumato su postriboli di droghe e
maschere
equivoche.
Libagioni
come nettare
di morte, dove
nessun sentimento
eleva lo spirito
al cospetto di Dio.
Ce ne andremo così:
nudi, come siamo
nati.
Vermi già dal primo
vagito!

Passi di vetro

Passi di vetro
nella sera
umida di grandine.
Nessuna stella
adorava il cielo
e chi fuggiva
trovava riparo.
Scricchiolava
il selciato
accecato
da un lampione
intermittente.
Qualcuno correva
senza badare
quale direzione
prendere.
Un sogno
caduto
da una nube,
seminò fiori
tra gli angoli
e le case.
Il profumo
della primavera
mi venne appresso
e risvegliò
di lusinghe
questo cuore
che non aveva
più amato!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice


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