A che punto è giunta la notte?

Domenico Ravetti Consigliere regionale del Piemonte

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Alessandria: Nel Salone delle Feste del Palazzo del Quirinale il professor Mario Draghi e i Ministri hanno giurato dinnanzi al Presidente Mattarella fedeltà alla Repubblica con l’impegno di osservare lealmente la Costituzione nell’interesse esclusivo della Nazione. Nelle stesse ore nel cortile di Palazzo Chigi Giuseppe Conte riceveva il saluto solenne del picchetto militare a cui è seguito il tributo più bello, il più autentico e inaspettato, cioè l’applauso dei dipendenti della Presidenza del Consiglio affacciati dalla finestra. In attesa del voto di fiducia previsto nei prossimi giorni alla Camera e al Senato possiamo così ricoverare nelle nostre memorie la fine del Governo Conte sostenuto da PD, Leu, M5S e Italia Viva e l’inizio del Governo Draghi a cui hanno assicurato il sostegno tutte le forze politiche, pur con molti distinguo, tranne Fratelli d’Italia e Sinistra Italiana. In altre occasioni ho avuto modo di esprimere le mie riserve sull’iniziativa politica che ha determinato la sfiducia al Governo precedente ma sono consapevole della coerenza tra gli accadimenti e gli articoli della nostra Costituzione dove è sancito il primato politico del Parlamento, luogo in cui, almeno al Senato, quel Governo non aveva più una sicura maggioranza.

La fotografia del presente non è cambiata, i problemi delle imprese e delle famiglie sono sempre gli stessi, i rischi dell’evoluzione pandemica sono evidenti e le proiezioni sulle pericolose ricadute socio economiche ci consegnano un quadro molto preoccupante. Ciò che è cambiata è la percezione che gli italiani hanno della gestione della crisi, sono aumentate le aspettative grazie alla presenza di Draghi e si è diffuso un insolito ottimismo. Sull’insolito ottimismo abbozzo due giustificazioni, una legata al fatto che solo per la ricostruzione post bellica tutte le forze politiche hanno vestito la stessa maglia, quindi questo senso di unione per il Paese risulta essere avvolgente e protettiva, l’altra è correlata alle indiscusse qualità del nuovo Presidente del Consiglio e di alcuni Ministri, soprattutto (diciamo la verità) quelli con profilo tecnico. Vedremo quanto dureranno percezioni, aspettative e ottimismo, io non ho pregiudizi, anzi, e sono curioso di ascoltare il discorso programmatico alle Camere, di cui ancora non si sa nulla se non i contorni sfumati, ma so che in questa vicenda il tempo delle soluzioni ai problemi non sarà una variabile indipendente.

Veniamo alle questioni politiche. Questa a sostegno di Draghi non è una maggioranza politica e questo Governo non tratterà altro che la messa in sicurezza economica e sociale del Paese con forti ancoraggi all’Unione Europea. Per essere chiari: farà, o proverà a fare, ciò che serve per l’emergenza e la ricostruzione ma, proprio perché nato da un compromesso tra antagonisti con visioni differenti del mondo, non sarà vocato ad affrontare le questioni di fondo che segnano il profilo di una società. Non mi avventuro nel lungo elenco ma offro qualche spunto non esaustivo di riflessione citando alcuni titoli: il rapporto tra interessi pubblici e privati nelle politiche per la salute, le politiche fiscali, i diritti di cittadinanza e la gestione delle politiche migratorie, gli strumenti a sostegno delle nuove e vecchie povertà. Ma questo è quello che passa il Parlamento e per non tornare al voto questo è quello che si può fare.

Riservo le mie valutazioni finali al mio Partito e al mio campo politico. Il PD ha ceduto quote rilevanti di “potere” dal vecchio al nuovo Governo, basti pensare al bravo Roberto Gualtieri, ex Ministro dell’economia e delle Finanze sostituito con il tecnico Daniele Franco o al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti che in una fase di ricostruzione del Paese qualcosa conta. Ci sono stati assegnati tre Ministeri e sono stati scelti tre uomini competenti, Orlando, Guerini e Franceschini, ma nemmeno una donna. Al Ministero della Cultura di Franceschini è stata espunta la competenza strategica del Turismo e al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali di Orlando è stata scorporata l’area “disabilità e non auto sufficienza”, alla Difesa hanno lasciato tutto come prima non potendo eliminare il centrocampo e l’attacco. Ma così è e se ci pare. Le aree produttive del nord avranno come riferimento certamente non il PD ma il buon leghista Giorgetti al Mise, quelle del sud la brava Ministra Carfagna e le Autonomie regionali la Gelmini di Forza Italia. Nella Pubblica Amministrazione, dove il centro sinistra ha da sempre un forte radicamento, il nuovo Ministro è l’Onorevole Brunetta.

Ho scritto in precedenza che questo Governo non è di parte politica quindi non è possibile immaginarlo come un Governo del PD. Questo fatto mi rassicura e al contempo mi inquieta generando un disequilibrio interiore che spero di riuscire a riportare in asse molto presto. Mi rassicura perché avremo il tempo, forse, per ridefinire la nostra politica in un quadro di alleanze più omogeneo alla nostra cultura e alla nostra prospettiva. Mi inquieta perché è un compito che esige uno sforzo e un impegno notevoli a cui non siamo più abituati.