SPORT E PARI OPPORTUNITÀ
Un decalogo delle migliori pratiche per promuovere l’Inclusione e la Cultura delle Differenze nei
contesti sportivi
Come affermato dalla Relazione sui Diritti Fondamentali (FRA) 2018 e dall’Istituto Europeo per
l’Uguaglianza di Genere (EIGE), nel 2015, la Commissione Europea ha pubblicato un documento
contenente un elenco di azioni, da attuare tra il 2016 e il 2019, volto a promuovere l’uguaglianza
per persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI +). L’obiettivo è garantire i
diritti e la protezione legale a queste persone e alle loro famiglie. Allo stesso tempo, alcuni Stati
membri dell’UE hanno introdotto misure politiche pertinenti e diverse modifiche legislative volte a
far rispettare i diritti delle persone LGBTI +.
Lo sport, così come la scuola e la famiglia, sono i principali contesti sociali per le persone in cui
sviluppare la propria identità e la consapevolezza di sé. Diverse istituzioni sottolineano con forza la
necessità di adottare una politica di parità anche nel contesto sportivo. La Carta Olimpica, ad
esempio, afferma che tutti dovrebbero avere la stessa possibilità di praticare sport, senza alcun
tipo di discriminazione. Nonostante ciò, l’ambiente sportivo può essere ricco di pregiudizi,
diventando un contesto non inclusivo.
È importante quindi sostenere e valorizzare tutte quelle dimensioni legate all’inclusione (come il
fair-play, la collaborazione, il rispetto di regole e ruoli e così via), che sono peculiari di tutti gli
sport, al di là di ogni tipo di differenza.
Lo sport, come altre organizzazioni sociali, è inevitabilmente legato agli stereotipi di genere; ciò
comporta la presenza di pregiudizi sessisti, eterosessisti, omofobi e transfobici, che comportano
dichiarazioni ed episodi discriminatori. Anche in questo campo il genere maschile continua ad
associato alla forza e alla mascolinità, mentre il genere femminile alla debolezza, coinvolgendo
donne e persone omosessuali nello stesso stigma. Il “tempio” di ciò che Connell chiama
“mascolinità egemonica” è proprio la sfera sportiva; la posizione dominante viene acquisita dagli
uomini, relegando le donne alla subordinazione, creando una gerarchia sociale in cui il sesso
maschile è il top. Le donne che praticano sport a livello agonistico sono spesso descritte come
aventi qualità maschili, a volte etichettate come lesbiche e, in ogni caso, non femminili. Queste
condizioni hanno portato allo stereotipo dello “sport tipizzato per sesso”, ovvero alla convinzione
che alcuni sport siano destinati a essere praticati solo dagli uomini, mentre altri sono praticati solo
da donne. Poiché lo sport è un’area estremamente importante per la formazione e ha un grande
seguito in tutto il mondo, devono essere coinvolte parti interessate come atleti, manager,
giornalisti, allenatori e tecnici per aumentare la consapevolezza delle connessioni tra omofobia,
distinzione di genere e contesti sportivi, ed è essenziale promuovere azioni preventive che
possono contrastare ogni tipo di discriminazione: è necessario innanzitutto avviare un’importante
azione formativa a diversi livelli finalizzata a decostruire la divisione rigidamente binaria, maschile
e femminile, della pratica sportiva: una grande rivoluzione culturale che parte dall’educazione
sportiva dei bambini che non sono più costretti a dover scegliere uno sport adatto ai ragazzi o uno
sport adatto alle ragazze.