Il ganglio vitale: il Ministero della Transizione Ecologica

Lo confesso. Sono frastornato da questa “transizione” che non finisce mai. Prima (e risalgo ai primi anni Novanta del secolo scorso …) (1) ero incuriosito dalla piega che stava prendendo il “dopo Guerra Fredda” con la sensazione, confermatasi  vera,  che la “terza guerra mondiale”  sia stata disputata davvero e con un solo vincitore. Gli Stati Uniti e le “nazioni collegate all’atlantismo” (2). Allora non si diceva, non faceva fine, ma  – in cuor nostro – tutti lo avevamo capito. Veniva spazzata via con il crollo del muro di Berlino tutta una generazione. Quella degli slogan ritmati tutti insieme con sorrisi e promesse di sostegno reciproco, quella del “vale più l’ “essere” che l’”avere””, dell’antimilitarismo e del pacifismo vissuti come scelte di vita; atteggiamenti che si confanno alla giovinezza più spensierata, a chi ha provato la durezza della disciplina degli anni Cinquanta e  Sessanta, l’ottusità reazionaria di chi vive di invidia e risentimento.  Ecco, proprio quella generazione che chinò il capo a fine anni Ottanta, aveva visto molto, aveva conosciuto la falsità delle manifestazioni vuote in commemorazione di un po’ di tutto, dalla Scoperta dell’America, alla innominabile Resistenza, fino alle parate quasi da “Paese Socialista” con altri conformismi e rigidità. Forzature anch’esse  riconosciute per quello che era veramente.

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