Dopo averlo pulito e cambiato, la donna tira la coperta di lana sopra il corpo immobile, con indosso un largo pigiama che mette maggiormente in evidenza il suo deperimento.- È pesante non mi lascia respirare. Le avevo detto di toglierla – dice l’uomo.- Va bene, ho capito, domani la sostituiremo con una coperta di cotone. –- Le darei un grosso bacio se lo facesse ora. –-… be’, in questo caso non posso rifiutarmi – risponde la donna. – Signor Guido, le preparo qualcosa per il pranzo? –- Non deve disturbarsi. –- Figuriamoci, nessun disturbo. Mi ha fatto piacere conoscerla. Suo papà mi ha parlato parecchio di lei. –- Ti farò compagnia – interviene Aldo, sopraggiunto nella stanza. – Naturalmente con il consenso della bella signora Maria.- Oh, signor Aldo, le sue parole mi lusingano.

Cercherò di non deludervi con il pranzo. –- Sicuro che è brava in cucina, anche se non ho mai potuto apprezzare le sue magie. – confessa il vecchio uomo malato- Farò una piccola eccezione. Solo per oggi. –-… la ringrazio – istintivamente volge lo sguardo a Guido. – Dovresti venire più spesso a farmi visita considerato che la tua presenza ha la forza di sortire simili miracoli. –La donna accenna un sorriso. – Vado a darmi da fare in cucina. Qualsiasi cosa, chiamatemi. –- Io esco una mezz’oretta – dice Aldo avvicinatosi al capezzale.- Cosa stai facendo? –- Ti abbasso la coperta. –- Le mani anche se tremanti riesco a muoverle ancora. – Dove vai? –- In farmacia.

Ho una lista di medicinali che iniziano a scarseggiare. –- Ci pensa Maria per questo. –- Fa già tanto quella donna. Faccio una capatina al supermercato. Ho sentito che vuoi dare una svolta alla tua alimentazione. Comprerò delle braciole di maiale che a te piacciono tanto. –-… siete di animo gentile. È davvero un giorno da ricordare – dice con sarcasmo l’uomo. – Non fartele tagliare troppo sottili le braciole. La carne la devo sentire in bocca, e non sciogliersi come un’ostia. –- Non ti si chiede di esagerare. –- Non preoccuparti. Solo per oggi. Sarò ubbidiente come un cagnolino. – le parole dell’uomo riescono a strappare un impercettibile sorriso al figlio. – Ti ricordi quelle innumerevoli grigliate nella nostra casa di campagna? –- Sì. Sono state davvero tante. –- Da quanto tempo non ci vai? –-… anni. Parecchi anni. –- Anch’io. Credo siano cinque anni che non rimetto piede in quella casa. Presto dovrai prendere una decisione. –- Cosa vuoi dire? –- Non ha senso tenerla chiusa. Abbandonata. Finché abiterai lontano ti si porrà il problema se non sia il caso di venderla – dice l’uomo. – Chissà, magari una volta che andrò via ti verrà il desiderio di ritornare da queste parti. In fondo non è cambiato molto. Non si vive male, lo sai –- Sì, è vero. Ma non credo che questo possa avverarsi.

Ci troviamo bene dove stiamo. – replica Guido. – Parli come se stessi per emanare l’ultimo respiro. –Il suo vecchio allunga la mano e prende dal comodino un bicchiere con dell’acqua, e la sorseggia. – Ho sempre la bocca secca. Non so dirti di preciso quando verrà il mio giorno, ma ti assicuro che lo sento molto vicino. – la mano tremante ripone il bicchiere sul comodino. – Non mi mette paura. Non può riuscirvi in nessun uomo sorretto esclusivamente da un’inguaribile sofferenza. Forse ti sto annoiando – le palpebre si chiudono come spinti da un’infinita stanchezza. – Come si chiama il tuo ragazzo? –- Luca. –- È un bel nome. Ti somiglia? –- Dicono tutti di sì. Io penso che abbia preso molto dalla madre. –-… è sempre così. Non ci si trova mai d’accordo. Ricordo che qualche mese dopo che nascesti, nessuno osava mettere in dubbio la tua somiglianza col nonno Umberto. Lui ne era immensamente orgoglioso.

Ma ben presto dovette rassegnarsi al crescente conflitto di opinioni – le palpebre si schiudono. – Ho sempre desiderato avere dei nipoti. Vederli crescere. –- Luca ci tiene a conoscerti – dice Guido. – La prossima volta, potremmo venire insieme a farti visita. –- Sì – concorda il padre. – Anche Monica. Vorrei rivedere Monica – i loro sguardi si intersecano in un turbine di pensieri. – È una donna eccezionale. –