ERA UNA RAGAZZA TROPPO VIVACE, LIBERTINA E POCO LIGIA AL DOVERE: PER QUESTO ROSEMARY KENNEDY, SORELLA DEL FUTURO PRESIDENTE USA, VENNE FATTA LOBOTOMIZZARE DAL PADRE JOSEPH

La vita di Rosemary, nata nel 1918, non iniziò nel migliore dei modi. Il dottore che doveva aiutare sua madre, Rose Fitzgerald Kennedy, madre del futuro presidente degli Stati Uniti, era in ritardo. L’infermiera le consiglio di tenere chiuse le gambe in attesa del medico, bloccando la testa della nascitura e impedendo l’afflusso di ossigeno. Questo causò alla bambina dei danni cerebrali che, tuttavia, non le impedirono di avere un’infanzia serena e relativamente tranquilla, pur con un lieve ritardo nello sviluppo che divenne più marcato col sopraggiungere dell’adolescenza. Con la pubertà Rosemary iniziò a soffrire di sbalzi d’umore improvvisi e scatti d’ira. Si distinse nettamente, per forza di cose, dai suoi fratelli e sorelle, tutti studenti modello e sempre impeccabili nell’ambito pubblico e privato. Suo padre Joseph la definiva “ritardata” e se ne vergognava a tal punto che non esitò a “nasconderla” dalla vita pubblica della sua famiglia perfetta.
Rosemary, invece, amava la vita. Trascorse un periodo nel Regno Unito che la entusiasmò a tal punto che sembrava diventata un’altra persona. Adorava la libertà di vivere in un altro Paese mentre il padre ricopriva l’incarico di ambasciatore statunitense presso il Regno Unito. Era una bella ragazza, Rosemary, che attirò le attenzioni di molti ragazzi inglesi. Al ritorno negli USA però le condizioni di Rosemary peggiorarono notevolmente. Quelle poche libertà prese durante il soggiorno inglese sparirono rapidamente, i suoi sbalzi di umore divennero più frequenti, le sue reazioni d’ira più violente. Per Joseph Kennedy questo era troppo: non poteva permettere che questa sua figlia “limitata” e a tratti anche libertina infangasse il buon nome della famiglia Kennedy. Prese allora una decisione radicale: la fece lobotomizzare a soli 23 anni.
Da allora Rosemary non fu più la stessa. Non sorrideva più, non scherzava, non faceva amicizia. Fissava le pareti per ore, immobile. Perse l’uso di un braccio, camminava a fatica, peggiorando lentamente nel corso degli anni. Verrà assistita vita natural durante da sua sorella che, proprio grazie all’esperienza con Rosemary, fonderà Special Olympics, programma dedicato agli atleti con disabilità intellettive.
La ragazza perderà il sorriso e la vitalità ma non la forza. Vivrà il resto della sua esistenza in un istituto specializzato nel Wisconsin e lì vi morirà nel 2005 all’età di 86 anni.

Cronache Ribelli

Post di Patrizia D’Annibale