Ho incontrato Lucio Bassi e Ferruccio Reposi in un elegante caffè del centro. Ci siamo accomodati nel salottino ridendo e scambiandoci battute, perché sicuramente la loro caratteristica più evidente è uno spontaneo senso dell’ umorismo, una innata simpatia.

Quello che li accomuna però è aver vissuto quel periodo di Alessandria ricco di fermento intellettuale, in cui si dedicavano alla letteratura e allo spettacolo personaggi di alto livello e sono persino transitati in loco alcuni alle prime armi, con davanti una luminosa carriera e una notorietà di tipo internazionale, quali ad esempio Gabriele Salvatores e Nino Rota.

Da loro si può imparare molto di quello che riguarda la storia della nostra città e in particolare del discorso teatro , che ha dovuto affrontare tante problematiche, tra distruzioni , proposte, progetti, priorità diverse, errori nella realizzazione ed eccellenze, come il laboratorio lirico.

Lucio Bassi mi omaggia del libro che ha scritto sull’ argomento: “Teatri e teatro in Alessandria dal 1700 ad oggi” .

Ecco alcune informazioni salienti contenute in questo libro.

Alessandria viene fondata, secondo gli accertamenti ultimi che confermano le più accreditate e concordi voci, il 3 maggio 1168.

Le prime notizie ufficiali e documentate di una attività teatrale alessandrina si hanno con il 1729, anno in cui viene inaugurato il teatro dei Guasco. Palcoscenico per trovieri e giullari era la piazza o la strada ma anche la stalla, in particolare per la cosiddetta “bosinata” o per la “divota cumedia” del “Gelindo”, spettacoli presenti senz’altro già a quei tempi a formare una tradizione decisamente popolare nell’alessandrino.

La storia dei teatri e del teatro in Alessandria dal 1700 ad oggi è ampiamente illustrata da Lucio Bassi nel volume edito nel 2009 per la Collana BCA Studi e Ricerche. L’autore parte dal primo teatro pubblico, benché ancora fortemente elitario, voluto nel 1729 dai Guasco, incastonato nel Palazzo di famiglia, per arrivare fino alla realizzazione del Teatro Regionale Alessandrino.

Le oltre trecento pagine soffermano l’attenzione sugli spettacoli di maggiore interesse tenuti nella nostra città, pongono l’accento sulle strutture, a volte capolavori architettonici, costruite per accogliere gli interpreti delle tante compagnie permanenti e temporanee che hanno calcato le scene cittadine.

L’autore conduce il lettore nel passato, quando il teatro ebbe un ruolo eclatante per la nostra città, attraverso una galleria di personaggi, fra cui molti artisti alessandrini, non sempre accolti dai fragorosi applausi del pubblico.

Chiedo a questo punto a Lucio Bassi di presentarsi brevemente ai nostri lettori.

Lucio Bassi nasce a Novi Ligure nel 1937. Laureato in Scienze Politiche, è stato vice segretario generale e ha diretto il dipartimento affari amministrativi e generali dell’amministrazione provinciale di Alessandria. E’ noto anche per una serie di ricerche storiche sulla Provincia di Alessandria e sul palazzo che ne è la sede. E’ stato direttore responsabile della rivista trimestrale “La Provincia di Alessandria” (che tratta problemi amministrativi, storia, cultura e tradizione locale). E’ stato inoltre consigliere di amministrazione del teatro comunale di Alessandria. Ha collaborato a riviste e giornali locali con articoli di storia minore e di problemi amministrativi.

Rivolgo ora la stessa domanda a Ferruccio Reposi.
Ferruccio Reposi, attore e regista teatrale alessandrino ci racconta :

La mia formazione teatrale inizia nel lontano 1965, a scuola, al “Vinci” di
Alessandria, ragioneria. Nel tempo, a
seguire:

Istituto d’Arte Drammatica “ I Pochi” di Alessandria – 1973, del grande Ennio Dollfus;

1979, seminario sull’uso della maschera e Commedia dell’Arte;

2010, ritorno ai “Pochi” con Daniela Tusa;

2014, primo corso di regia teatrale a Parma – Teatro del Cerchio;

2015 corso over 60 presso Campo Tetrale di Milano;

2018 secondo ed ultimo corso di regia teatrale, sempre a Parma.

Anni ’80, compagnia dialettale “La sghiarola” con i testi di Sandro Locardi;

2009: fondazione della Compagnia Divergenze Parallele, tuttora in attività.

Queste le fasi salienti. Il resto “addavenì” !

Chiedo ora di raccontarmi l’ esperienza piu significativa della loro carriera artistica.

Lucio Bassi, che , giovanissimo, ha recitato in una commedia di Tofano con la compagnia di Ennio Dolfus, ricorda l’ applauso a scena aperta quando, interpretando la seconda parte del cavallo, girandosi alzò la gamba. In un’ altra occasione, non ricordando più la battuta, mise la mano in tasca per prendere il portafoglio e si scatenò l’ apoteosi. Dal punto di vista letterario ritiene molto valide le sue ricerche e i conseguenti scritti sulla storia della Provincia , fino al fascismo, quando ci fu la loro abolizione e la nomina di un Prefetto. Mi fa i nomi di Adelio Ferrero, Luciano Bevilacqua, Ugo Zandrino, Delmo Maestri, con cui intrattenne rapporti di collaborazione leale e costruttiva, basati sulla stima reciproca.

Ferruccio Reposi invece mi racconta del suo personaggio all’ esame della Compagnia dei Pochi, in cui impersonava il professor Agostino Toti di PENSACI, GIACOMINO!, la nota commedia di Pirandello. Toti sposava una sedicenne , figlia del bidello del liceo, per poterle lasciare la pensione di reversibilità. La sua interpretazione mandò in visibilio gli spettatori. Racconta altresì di come dovette interrompere la frequenza alla Scuola de I Pochi, per l’ arrivo della cartolina militare. Rientrato dopo la leva, gli furono affidate delle parti importanti, pur non avendo portato a termine la Scuola. Intanto era stato assunto alla Cassa di Risparmio di Alessandria, ma con determinazione terminò la scuola e all’ esame interpretò il ruolo di cui sopra.

Ma cosa rappresenta il teatro nella vita di Bassi e Reposi?

Bassi afferma che è una passione che ti avvolge in modo inconsapevole, perché è invenzione e creatività. È strumento di cultura, ispirazione, circolazione di idee.

Reposi ritiene che come la pinza a pappagallo per l’ idraulico e la pialla per il falegname, il teatro è uno strumento che ti aggiusta la coscienza. Questo se fatto dalla A alla Z, fin da giovanissimi.

E cosa pensano del teatro in streaming , utilizzato in questo periodo?

Reposi risponde che è un modo per stare a galla , per evitare il naufragio. Preferisce stare fermo e preparare nuovi spettacoli.

Bassi confessa di ignorarne il funzionamento, ma che comunque non lo ritiene vero teatro.

Chiudiamo il nostro incontro con la conclusione che il teatro per loro è vita, ma che nella vita spesso ci si trova a recitare, con un briciolo di ipocrisia.

Ringrazio i due affabili e simpatici amici per la loro disponibilità e per il racconto dei loro ricordi, avvincente e interessante, di un mondo meno superficiale , ricco di iniziative e di stimoli.