LA BAMBINA CHE VA SOTTO GLI ALBERI

La bambina che va sotto gli alberi
non ha che il peso della sua treccia,
un fil di canto in gola.
Canta sola
e salta per la strada: ché non sa
che mai bene più grande non avrà
di quel po’ d’oro vivo per le spalle,
di quella gioia in gola.

A noi che non abbiamo
altra felicità che di parole,
e non l’acceso fiocco e non la molta
speranza che fa grosso a quella il cuore,
se non è troppo chiedere, sia tolta
prima la vita di quel solo bene.

CAMILLO SBARBARO, Rimanenze 1955

La lirica esprime la gioia senza ragione dell’infanzia: come si è felici a quell’età, mai più nella vita. L’incantevole apparizione della bambina, della sua inconsapevole felicità, diventa l’immagine dell’unica felicità concessa al poeta: la poesia.
Noi: i poeti; acceso fiocco: della treccia; quel solo bene: il dono della poesia; a quella, alla bambina.
La prima strofa è descrittiva, la seconda riflessiva e ottativa.