Alla scoperta del bianco

Un viaggio tra simboli e allegorie nel mondo animale e vegetale

di Luciana Benotto

Sin dai primordi della civiltà i colori occupano un posto eccezionale nella simbologia tradizionale. È inoltre provato che la capacità del cervello e dell’occhio di percepire le differenti tinte dello spettro è filogeneticamente molto antica, e ancora, che ciascun colore è legato ad una rete di associazioni cognitive ed affettive. Ognuno di noi, infatti, attribuisce un determinato significato sensoriale ai colori; se pensiamo al nome di una persona, se ascoltiamo della musica, se nominiamo un mese o un giorno della settimana,  attribuiamo inconsciamente ad essi un colore, frutto della nostra soggettiva percezione e della nostra sensibilità.

Tra i colori ce ne sono che riflettono la luce, come il rosso, l’arancio e il giallo, altri che l’assorbono, come il blu, l’indaco e il viola, il verde invece è passivo; la loro sintesi altro non è che il bianco.

 Associato alla luce, all’aria, al sole, alla santità, alla purezza, all’innocenza, il bianco era per gli antichi il colore della divinità. E una sorta di divinità era considerato l’unicorno, quella fantastica creatura che, a prima vista, appare come un cavallo che ha sulla fronte un corno lungo, acuminato e attorcigliato (emblema sia del  sesso sia della castità), che è però è dotato di coda di leone e barba caprina. 

 Dell’unicorno o liocorno, si diceva fosse un essere selvatico e ribelle, difficilissimo da catturare, se non per mezzo di uno stratagemma; infatti, soltanto una vergine poteva ammansirlo e farlo adagiare sul suo grembo, dove fiducioso si sarebbe addormentato, e a quel punto i cacciatori avrebbero potuto catturarlo e ucciderlo per impossessarsi del prezioso corno, che si credeva dotato di magiche virtù, tra cui quella di essere un potente antidoto ai veleni.

Un’altra creatura bianca e simbolo di innocenza è la colomba. Essa incarna, infatti, l’immagine dello Spirito Santo, e sette colombe assieme, rappresentano appunto i suoi sette doni: la sapienza, la fortezza, la scienza, la pietà, l’intelletto, il consiglio e il timor di Dio. 

Nella Grecia antica era un volatile sacro a Venere, e veniva allevato nei santuari a lei dedicati. Nei quadri del Rinascimento appare spesso accanto alla dea della bellezza che giace languidamente accanto a Marte, dio della guerra che, perso tra le braccia di lei, è completamente vulnerabile e, proprio in quelle tele, la colomba simboleggia la pace che vince la guerra.                                      Continua…